Pianeta atenei

I corsi in lingua straniera crescono del 50% ogni anno

di Adriano Lovera

Si può restare in Italia, ma frequentare un corso di laurea tenuto interamente in lingua straniera. Anche questo è un versante in continuo fermento in fatto di internazionalizzazione delle nostre facoltà. Si tratta di una scelta sempre più battuta, che cresce al ritmo del 50% annuo e che ormai, stando ai dati ministeriali aggiornati al 2015-2016, riguarda oltre 47.000 studenti. Anche in questo caso, però, vale il discorso fatto sui percorsi che danno il doppio titolo. La maggior parte di questi riguarda le magistrali anche se non mancano le opportunità tra le triennali.

Controversia giuridica

Sul tema della didattica interamente in lingua straniera è sorto anche un incidente giuridico, su cui proprio all’inizio di quest’anno si è pronunciata la Corte costituzionale. Tutto era nato con una decisione presa dal Politecnico di Milano, che a partire dal 2014 avrebbe voluto erogare soltanto in lingua inglese alcuni corsi magistrali e dottorati di ricerca. Dopo qualche ricorso e un pronunciamento del Tar, la Consulta in estrema sintesi ha stabilito che è lecito organizzare corsi in lingua straniera e, anzi, questo favorisce l’internazionalizzazione degli atenei. Ma che ogni corso dovrebbe comunque essere “duplicato” anche in italiano, per non mettere in secondo piano la centralità della nostra lingua, sancita dalla Costituzione, e per non creare un’ingiustificata barriera all’ingresso che sarebbe lesiva del diritto allo studio di tutti. Questo non significa, comunque, che oggi tutti questi corsi abbiano un corrispettivo identico e parallelo in italiano, situazione che presenterebbe uno sforzo organizzativo enorme. Gli atenei, inoltre, si muovono sul filo, incerti sul dare o meno un’interpretazione rigida alla sentenza, anche perché il testo ammette «in considerazione delle peculiarità e delle specificità» di determinati corsi che l’inglese sia predominante.

Un esempio tra tanti è il corso di laurea in human rights and multi-level governance dell’università di Padova, che punta a formare professionisti in ambito legale specificamente rivolti al mercato internazionale. Ma quali e quanti sono questi corsi?

Oltre 600 corsi

L’offerta negli anni si è moltiplicata e considerando anche i corsi con solo alcuni insegnamenti in lingua si arriva a un’offerta di oltre 600 corsi. In cima alla lista degli atenei con più iscritti in questo ambito c’è proprio il Politecnico di Milano, seguito da Ca’ Foscari a Venezia, Bocconi di Milano , le università statali di Torino e Milano.

Tra le aree didattiche che maggiormente si presentano in questa forma troviamo l’economia, soprattutto nel senso di management aziendale, e l’ingegneria, ma in realtà ormai si spazio tra tutti gli insegnamenti. In Bocconi, per esempio, il corso più frequentato è economia e management internazionale, alla Ca’ Foscari economia aziendale. Al Politecnico milanese spopola ingegneria gestionale, ma raccolgono ancora più favori, con quasi 2.000 iscritti a testa, architettura e architettura ambientale. A Torino, invece, domina con oltre 2.300 iscritti economia aziendale, ma al di là degli atenei citati che presentano il maggior numero di iscritti, si segnalano in ordine sparso altri percorsi molto frequentati che ormai hanno una solida tradizione. Si possono citare economia aziendale all’università Parthenope, scienze della formazione primaria a Bolzano, scienze politiche alla Statale milanese. La Link Campus University di Roma propone in lingua le triennali: scienze della politica e dei rapporti internazionali, economia aziendale internazionale e comunicazione e Dams; giurisprudenza (ciclo unico); le magistrali: studi strategici e scienze diplomatiche, tecnologie e linguaggi della comunicazione, gestione aziendale.

Ma quando si parla di lingua straniera, a quale ci si riferisce? In questo caso, invece, la scelta è pochissima. Nel 99% dei casi i corsi non in italiano sono offerti in inglese. Si segnalano alcune eccezioni a Bolzano, con qualche corso anche in tedesco (nelle aree di design, ingegneria e scienze della formazione), Trento (ingegneria in tedesco) e qualche caso di francese a Genova, Pavia e all’università non statale della Valle d’Aosta.


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