Pianeta atenei

Erasmus+ è il passaporto doc per gli studi «made in Europe»

di Adriano Lovera

Quando dici studio all’estero, pensi subito al progetto Erasmus. E non può essere altrimenti. È dal 1987, infatti, che questo programma di interscambio permette agli universitari europei di frequentare periodi di studio all’estero, modificando via via funzionamento ed aree di intervento, fino ad arrivare alla formula di oggi, in vigore per il periodo 2014-2020, con la nuova denominazione Erasmus+ (Plus). Nell’anno accademico 2015-2016, l’ultimo con i dati disponibili al momento di lavorazione della guida, sono stati quasi 34mila gli italiani a partire, con una crescita del 10 per cento. In testa alle destinazioni preferite resiste di gran lunga la Spagna, che ottiene oltre il doppio delle preferenze rispetto a Francia e Germania. Mentre, osservando la tabella della pagina successiva, spicca il dato della Gran Bretagna dove, per ora e nonostante le incertezze legate alla Brexit, il 50% addirittura delle richieste è legata a tirocini di lavoro e non a motivi di studio, vista la nota ricettività del mercato inglese del lavoro.

Per studio o per lavoro

Il programma Erasmus+ permette a studenti, laureandi, dottorandi e specializzandi di vivere un’esperienza di studio o anche un periodo di tirocinio formativo, presso una delle università europee aderenti (circa 300) e di vedersi riconoscere l’attività svolta nella propria carriera accademica. Le possibilità sono essenzialmente due. Per gli iscritti alle triennali e alle magistrali, lo studente può disporre di un periodo da 3 a 12 mesi di mobilità per ciascun ciclo di studio, da spendere anche “spezzettati” in più cicli, con la possibilità di alternare periodi di studio a mesi di tirocinio. Per chi frequenta un corso magistrale a ciclo unico la possibilità si allunga fino a 24 mesi. «Si può partecipare alla mobilità per motivi di studio dal secondo anno, mentre il traineeship già dal primo» spiegano da Indire, istituto che ricopre il ruolo di Agenzia nazionale Erasmus+ per l’Italia. «E la mobilità è possibile anche per i neolaureati, entro un anno dal conseguimento del titolo, al fine di seguire un periodo di tirocinio formativo di durata compresa fra 2 e 12 mesi». Ma come si entra e come si finanzia l’Erasmus?

Si parte con o senza borsa

Per quanto riguarda l’accesso, in linea di massima gli atenei gestiscono in autonomia la selezione degli studenti attraverso bandi annuali. Quindi, di solito nei mesi di ottobre e febbraio, occorre controllare gli avvisi pubblicati dall’ateneo cui si è iscritti e cercare il bando Erasmus relativo alla propria facoltà. Il testo contiene i requisiti, i criteri di selezione applicati e quasi sempre in allegato si trova il numero di posti disponibili per ciascuna delle sedi europee coinvolte nel progetto e il docente di riferimento per ogni area di studio.

I requisiti

Per quanto riguarda i requisiti, la competenza linguistica e la qualità del progetto presentato (si chiama “progetto di mobilità Erasmus”) sono le voci più importanti. Di solito si affrontano un test scritto e un colloquio orale, in alcuni casi permesso anche a distanza via Skype. Rispetto alla sede di destinazione, di solito gli studenti possono esprimere una o due preferenze, che l’ateneo cercherà di soddisfare a seconda dei posti disponibili nelle università corrispondenti. Per quanto riguarda i costi, a seconda delle graduatorie lo studente Erasmus può ricevere il contributo comunitario previsto per il Paese di destinazione o beneficiare solamente dello status Erasmus (quello cosiddetto “senza borsa”).

Per l’anno 2016-2017, il contributo era di 280 euro al mese per i Paesi che rientrano nel gruppo con costo della vita alto (Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Lichtenstein, Norvegia, Svezia, Regno Unito) e 230 euro per tutti gli altri. Ma quasi sempre a queste voci se ne aggiungono altre, che derivano sia da budget specifici dell’ateneo italiano, sia da fondi erogati dal Miur in virtù della legge 170/2003, «Fondo per il sostegno dei giovani e per favorire la mobilità degli studenti».

Alla Sapienza di Roma, per esempio, uno studente Erasmus riesce a percepire fino a 500 euro al mese. E naturalmente sono previsti sgravi per chi ha condizioni socio economiche svantaggiate e per studenti diversamente abili. Comunque, è un’ottima regola, appena conosciuta la destinazione, contattare l’ateneo per verificare l’esistenza di altri tipi di aiuto o finanziamenti.

«In ogni caso, sia chi dispone del contributo europeo sia chi si muove senza borsa, ha diritto a seguire i corsi e usufruire di tutte le strutture disponibili presso l’istituto ospitante senza ulteriori tasse», aggiungono da Indire. «E durante il periodo di mobilità, si conserva il diritto a ricevere borse di studio o altri tipi di prestito nazionale, se maturati nel proprio ateneo di appartenenza».


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