Pianeta atenei

Doppia laurea, 29mila studenti giocano il jolly per il successo

di Adriano Lovera

Due lauree in un colpo solo, un’esperienza all’estero, magari anche di lavoro, e una competenza linguistica invidiabile.

Ecco il bagaglio da spendere sul mercato che arriva dalla scelta di una formazione di tipo internazionale mediante titoli doppi o congiunti. Ossia quei corsi allestiti in partnership da un ateneo italiano e uno straniero, durante i quali una parte della didattica, periodi di sei mesi o un anno, viene seguita nella facoltà estera.

Una scelta che piace sempre di più. Secondo gli ultimi dati disponibili del ministero dell'Istruzione, sono quasi 29mila gli studenti italiani coinvolti. E ormai, nell’offerta delle università, si contano addirittura 588 corsi di laurea di questo tipo, di cui 116 triennali di primo livello.

Aspetti pratici

Ma vediamo alcuni aspetti pratici. Intanto, quando si parla di doppio titolo occorre spiegare una differenza. Questo può essere congiunto, detto anche “joint degree”, quando lo studente divenuto dottore riceve un unico titolo di laurea, firmato da entrambe le università. Oppure realmente doppio (“multiple degree”), ossia due lauree distinte emesse dai due istituti. «All’atto pratico, c'è ben poca differenza. Quel che conta è la sostanza - ragiona Monica Di Luca, prorettore delegato all’internazionalizzazione dell’università Statale di Milano -. Sono percorsi che formano persone davvero più competitive, grazie all’esperienza oltreconfine e all’abilità linguistica conseguita».

Triennali in aumento

Anche se si stanno facendo strada i corsi triennali, non sono ancora molte le occasioni per le matricole. E bisogna muoversi con molto anticipo. La maggior parte dei corsi è di tipo “magistrale”, quindi si tratta del secondo livello, cui è possibile accedere dopo il triennio iniziale.

Una scelta dovuta essenzialmente a due fattori: gli studenti devono avere una conoscenza ottimale della lingua straniera in questione. Inoltre, le convenzioni tra gli atenei prevedono sempre un numero limitato di posti di “interscambio” e l’accesso a partire dalla magistrale crea una sorta di selezione preventiva tra i migliori.

«Non per questo mancano le alternative. Tante università stanno stipulando accordi che riguardano anche il primo livello oppure la magistrale a ciclo unico, cui iscriversi già al primo anno - aggiunge Di Luca -. E se anche il proprio ateneo non le mette a disposizione, ma lo studente è interessato al doppio titolo per il futuro, consiglio durante il triennio di tentare la partecipazione a progetti di mobilità internazionale. Non c’è solo l’Erasmus+, ma anche tante attività promosse dai singoli atenei».

Bandi anticipati, borse e contributi

Per quanto riguarda il calendario e le modalità di accesso, al doppio titolo si accede attraverso selezioni regolate da bandi. Quasi sempre vengono pubblicati intorno a marzo-aprile, per concludere la selezione entro l’estate ed eventualmente iscriversi nel semestre successivo.

In generale, viene richiesta una buona conoscenza della lingua e per alcuni percorsi tecnici è necessario aver superato determinati esami specifici.

Posti, disponibilità variabile

La disponibilità di posti è molto variabile a seconda dell’ateneo e delle convenzioni scritte. «Quanto al costo, le tasse sono esattamente le stesse di una laurea normale - sottolinea la responsabile dell’ateneo milanese. Certo, bisogna mettere in conto il periodo di soggiorno all’estero. Ma ogni università ha le proprie regole, mette a disposizione dei budget annuali o delle borse di studio. Solo per fare un esempio, il Politecnico di Milano, dopo la permanenza all’estero, concede un’esenzione dalle tasse l’anno successivo ed eroga un contributo mensile, variabile ogni anno a seconda delle disponibilità, per chi affronta un secondo anno all’estero in Europa o per chi è iscritto a una doppia laurea con una sede extra-europea.

È indispensabile, quindi, chiedere i dettagli presso il proprio ufficio internazionalizzazione. Ma quali e dove sono questi corsi?

Tanta offerta, scelta da ponderare

La lista, come detto, è lunga. Alla Sapienza di Roma, ci sono ben 40 percorsi di questo tipo, la maggior parte dei quali in ingegneria, ma anche nell’area di architettura, economia, giurisprudenza, medicina, lettere e scienze politiche. Ancora di più a Bologna, uno degli atenei pionieri in questo campo, con 46 possibilità di ottenere il titolo doppio o congiunto. Le destinazioni riguardano tutto il mondo, con prevalenza di Stati europei e Usa: l’università di Brescia ad esempio propone 10 double degree magistrali (uno in scienze economiche, 9 in scienze ingegneristiche), con università partner in Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Stati Uniti.

Partnership

Sulle partnership puntano molto i Politecnici, o le università di confine che fanno leva sulla prossimità linguistica, ad esempio Udine e Trento rispetto all’area germanofona, ma su questo versante hanno investito anche molti atenei che vanno da L’Aquila a Palermo, desiderosi di migliorare il loro appeal verso gli studenti del territorio.

Tra gli ultimi accordi, c’è quello siglato dalla facoltà di lettere dell’università Ca’ Foscari di Venezia con la Ucl-University College London, per un doppio titolo della durata di 4 anni.

O quello dell’università Cattolica di Milano con la Beijing language and culture university nella Repubblica Popolare cinese, per la triennale disScienze linguistiche.

Dunque, la pazienza è d’obbligo nel monitorare i siti e le brochure degli atenei.

La scelta giusta

Ma come fare la scelta giusta? «Da un lato occorre essere pratici e verificare con le università in quali aree ci sia il maggior numero di posti - conclude il prorettore Di Luca -.Ovviamente, meglio scegliere percorsi aderenti con i propri interessi. E infine, orientarsi a seconda delle proprie capacità linguistiche. Alcuni di questi corsi sono tenuti in inglese, sia nella sede italiana sia in quella estera. Ma non è una regola fissa. Tanti accordi con facoltà spagnole e sudamericane prevedono l'italiano qui da noi e lo spagnolo da loro e bisogna essere capaci di seguire bene. Stesso discorso per tante convenzioni con la Francia o la Germania».


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