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Costo standard studente nel Dl Mezzogiorno, l'Udu: occasione persa per rinnovarlo

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Con l'introduzione del nuovo costo standard per studente nel dl Mezzogiorno «si è persa l'occasione per rinnovarlo». La denuncia arriva dagli universitari dell'Udu, che ora chiedono «l'apertura di un confronto serio per la conversione in legge» del provvedimento.

«Occasione persa»
L'articolo 12 del Dl Mezzogiorno, ricorda l'Udu in una nota, reintroduce, con alcune modifiche, la disciplina del costo standard precedentemente affossata dalla sentenza n.104 di quest'anno della Corte Costituzionale. Salvando per quest'anno questa parte di finanziamento ordinario delle università, cui è collegata l'attuazione della no-tax area a partire dal prossimo anno, ma «perdendo l'occasione di introdurre modifiche richieste rispetto al vecchio sistema».
«A una prima lettura del testo - spiega la coordinatrice Udu Elisa Marchetti - non si può che sottolineare che si tratta di un'occasione persa per poter ritoccare nel merito alcuni punti estremamente critici del vecchio costo standard». «L'elemento macroscopico in questione - aggiunge - è l'esclusione degli studenti fuoricorso dal conteggio del numero di studenti computati per il calcolo del costo standard. Non è pensabile ignorare, attraverso una norma, l'esistenza di studenti che, nella realtà, sono iscritti in università, ancor più se anche la disciplina della no-tax area, di recente introdotta, richiede l'utilizzo del costo standard come moltiplicatore anche per gli studenti fuori corso di un anno».
«Viene, inoltre, confermato e ‘istituzionalizzato' - sottolinea ancora Marchetti - l'utilizzo delle numerosità per l'accreditamento dei corsi come parametro per il calcolo del costo standard: nella versione precedente erano state più volte sottolineate delle criticità nell'utilizzo di questi parametri per la computazione del costo standard, che non poteva tener conto della peculiarità dei corsi di studio».

«Resta vecchia quota perequativa»
Marchetti fa poi notare che «viene mantenuta la ratio della vecchia quota perequativa, basata sulla capacità contributiva di ogni regione, ignorando elementi di banale realtà: all'interno delle singole regioni esistono differenti modelli di contribuzione e una forte eterogeneità della contribuzione media» E «un'altra grande criticità - continua - riguarda il fatto che il decreto ministeriale che dovrà ridefinire nel dettaglio i singoli indicatori dovrà essere emanato entro 60 giorni dalla pubblicazione del Dl: in pratica viene previsto che gli indicatori vengano elaborati sotto l'ombrellone, tra luglio ed agosto, senza la possibilità di un serio e produttivo confronto e, addirittura, con il rischio di emanare un decreto sul testo di un Dl che deve essere convertito in Legge e potrebbe subire modifiche»
«È necessario ripensare il costo standard» conclude la coordinatrice Udu, che aggiunge: «Chiediamo con fermezza di modificare in corso d'opera tutti gli aspetti critici di questo nuovo costo standard e chiediamo l'ascolto della rappresentanza studentesca».


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