Pianeta atenei

«Programma da estendere al mondo»

di M.L.C.

Era il 1987 e, in quel finire d’estate, l’unico posto rimasto per andare a studiare all’estero era Barcellona. Così, di ritorno da una traversata in barca, Andrea Sironi, allora giovane studente alla Bocconi, prende la strada della Catalogna. «Era la mia prima esperienza internazionale e fu così intensa da guidare anche molte delle mie scelte successive», ricorda il docente della Bocconi, 53 anni, già rettore dell’ateneo milanese dal 2012 al 2016 e oggi presidente di Borsa Italiana. «Ad esempio, una volta laureato, avevo alcune offerte di lavoro in Italia ma i giorni spagnoli mi portarono a scegliere Londra».

Che esperienza ha vissuto in quei sei mesi di studio, al di fuori delle aule?

Barcellona aveva appena vinto la candidatura per ospitare i Giochi del 1992, era una città vivace, simile per certi versi a Milano, tanti locali, vita notturna, eccellenze nel design.

Perché scegliere l’Erasmus oggi?

Vivere all’estero è utile per la formazione complessiva di uno studente. È importante vedere modi diversi di insegnare e imparare ad apprendere in modi diversi, anche per capire, pur da lontano, l’Italia.

Quanto imparano i ragazzi all’estero?

Dal punto di vista accademico, gli atenei italiani sono ai vertici mondiali; in generale, è difficile trovare istituzioni straniere con livelli paragonabili ai nostri, ma conta l’esperienza di vita, per conoscere, cambiare, crescere.

Da rettore, ha promosso con ogni sforzo questo tipo di scelta.

Ogni anno la Bocconi manda all’estero 1.500 studenti (erano 50 in quel 1987, ndr.) all’estero, quindi anche oltre i confini europei, e altri 1.500 sono avviati a esperienze di lavoro. Mesi oltre confine fanno la differenza nei curricula.

L’Erasmus ha trent’anni, mostra i segni dell’età?

L’Erasmus è stato di gran lunga il progetto di maggior successo dell’Unione se si guarda al rapporto costi/benefici. Ma, paradossalmente, il suo successo fa sì che per i giovani oggi l’esperienza di studio in Europa sia poco significativa, per loro è un dato di fatto che l’Europa sia una, unita. Molti ragazzi, spinti anche dalle richieste del mercato del lavoro, cercano opportunità in India, Cina, Messico, Canada. Per questo, forse l’Unione dovrebbe aumentare gli stanziamenti per la mobilità studentesca, magari sottraendoli alle politiche agricole per destinarli ad esperienze che portino i ragazzi ovunque nel mondo.

In fondo, è già in corso la metamorfosi da cittadini europei a cittadini del mondo.


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