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Riforma delle tasse, rush degli atenei per la no tax area

di Francesca Barbieri

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Università alle prese con lo student act per rivedere l’importo delle tasse d’iscrizione. Una piccola rivoluzione, prevista dall’ultima legge di bilancio (232/2016) portata avanti in ordine sparso, con il risultato che orientarsi nella giungla delle rette universitarie è un’impresa ardua, anche perché gli importi da pagare variano a seconda del tipo di laurea (triennale o magistrale) e dell’area disciplinare in cui rientra il percorso di studi, con i corsi medico-scientifici più onerosi di quelli umanistici ed economici.

Finora hanno ufficialmente varato il regolamento in materia di contribuzione studentesca circa 25 università tra quelle pubbliche interpellate dal Sole 24 Ore: su 60 atenei contattati, 16 hanno risposto che il nuovo schema delle tasse non è ancora stato deliberato (per alcuni l’approvazione è imminente, per altri avverà entro fine giugno, per altri ancora entro fine luglio), mentre dalle restanti 19 non è arrivata risposta.

Il termine per approvare il regolamento era fissato al 31 marzo 2017: la legge di Bilancio prevede comunque che in caso di mancata approvazione si applicheranno comunque le nuove regole. Dovrebbe quindi essere un punto fermo per l’anno accademico 2017-2018 l’esonero totale dal pagamento delle tasse (esclusi l’imposta regionale e il bollo) per gli studenti che appartengono a una famiglia con Isee inferiore o uguale a 13mila euro. Per mantenere l’esenzione, però, bisognerà dimostrare di essere in corso (iscritti per la durata normale del corso di studio, aumentata di un anno) e di aver raggiunto un certo numero di crediti: nello specifico, in caso di iscrizione al secondo anno accademico, almeno 10 crediti formativi entro il 10 agosto del primo anno; per le annualità successive, invece, almeno 25 crediti formativi nei dodici mesi antecedenti la data del 10 agosto che precede la relativa iscrizione.

Per gli studenti con Isee tra i 13mila e i 30mila euro, in linea con i requisiti di merito, le tasse non potranno superare il 7% della quota Isee oltre i 13mila euro: con un Isee di 20mila euro, ad esempio, la retta non potrà andare oltre i 490 euro (il 7% di 7mila euro). Per chi, infine, ha una reddito familiare sotto i 30mila euro e raggiunge il numero minimo di crediti annui, ma risulta fuori corso, i contributi da pagare non possono essere più alti di quelli calcolati negli altri casi e aumentati del 50% (con un minimo di 200 euro).

La platea complessivamente interessata dal cambiamento dovrebbe essere di circa 600mila famiglie se si considerano gli iscritti finno al primo anno fuori corso, che non sono già esonerati dal pagamento delle tasse. Tra le ultime università ad approvare i nuovi importi, La Sapienza di Roma che la settimana scorsa ha annunciato il taglio delle tasse per 42mila studenti (circa i due terzi di quelli in corso, con una manovra di più di 2 milioni di euro. Previsto l’esonero totale dalle tasse d’iscrizione per gli studenti meritevoli con reddito Isee fino a 14mila euro, mille euro in più rispetto a quanto stabilito la legge; sconti fino al 20% per gli studenti in corso con reddito Isee entro i 40mila euro; esonero totale dalle tasse d'iscrizione per tutti gli studenti dei corsi di dottorato; azzeramento di altre forme di contributi, come per esempio la tassa di laurea, che non corrispondano a servizi aggiuntivi richiesti dallo studente.

Ancor più ampia la no tax area decisa dall’università di Pavia, estesa agli studenti (fino al primo fuori corso) con Isee fino a 23mila euro: secondo l’ateneo circa il 30% degli studenti avrà la gratuità totale. La Bicocca di Milano prevede anche effetti positivi sui redditi medio-alti. «Uno studente di sociologia con Isee di 50.000 euro - spiegano dall’ateneo - pagherà 1.390 euro risparmiandone 251 rispetto alle vecchie regole. Lo studente di medicina pagherà invece 1.668 euro risparmiandone 404». In base al sistema varato dalla Bicocca, l’aliquota contributiva cresce in modo lineare dai 13.000 euro di Isee fino al tetto di 76.000 euro, a partire dal quale i contributi raggiungono le quote massime. Le rette piene oscillano tra il minimo di 1.471 dell’università dell’Aquila e massimi oltre 4mila euro applicati per alcune facoltà scientifiche (come Pavia e Milano Bicocca).


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