Pianeta atenei

Meno lavoro per gli economisti

di G.Tr.

«Follow the money» non è la massima giusta quando ci si iscrive a un corso di laurea ma, prima di scegliere, uno sguardo sulle chance occupazionali va dato per evitare delusioni in un mercato del lavoro che rimane complicato.

Non è stupefacente sapere che con una laurea triennale in lettere nel Mezzogiorno solo 45 su 100 trovano lavoro in un anno, mentre per un ingegnere al Nord lo stesso periodo è sufficiente per avviare l’occupazione nell’82,5% dei casi.

Ma attenzione, il quadro è più articolato e mescola le conferme alle novità: e tra queste c’è anche una ripresa dell’ambito letterario, che con un aumento del 2,6% rispetto all’anno scorso nel tasso di occupazione a cinque anni dei laureati magistrali mostra la dinamica più vivace fra tutte le aree di studio, anche se con il 77,9% di occupati resta lontano dalle vette.

Tra le conferme, invece, c’è il ruolo trainante degli ingegneri, che insieme ai medici mantengono saldo il loro primato nell’occupazione. Le super-classiche fra le lauree «sicure» non conoscono i colpi della congiuntura, e nel lungo periodo garantiscono tassi da piena occupazione in tutte le aree del Paese.

In area medica, in realtà, si incontra qualche oscillazione territoriale in più, ma solo per i corsi triennali (professioni sanitarie) che nel loro complesso migliorano del 3,2% rispetto alla scorsa edizione la quota di ex studenti al lavoro (69,6%). Nelle magistrali si oscilla tra il 90 e il 98% di occupati a cinque anni dal titolo a seconda delle aree territoriali.

Per chi ha una laurea in economia, invece, certezze così granitiche diventano una chimera. Certo, l’area economica è molto differenziata al proprio interno, e quindi a trarre conclusioni da numeri generali ci si muove su un terreno scivoloso. I dati, comunque, si fanno più ballerini e contraddittori: a un anno dal titolo il tasso di occupazione dei laureati triennali è al 69,1%, ai livelli dello scorso anno e cinque punti sotto quello degli ingegneri, mentre a cinque anni dalla laurea magistrale lavora l’89,3%: non male, ma 1,1 punti in meno rispetto a un anno fa. In quest’area di studi, com’è inevitabile, si fanno sentire parecchio gli effetti del ciclo economico, e la conferma arriva dalle distanze siderali che separano le chance da Nord a Sud: 23,3 punti percentuali nell’occupazione a un anno dei laureati triennali (dal 77,4% delle regioni settentrionali al 54,1% del Mezzogiorno) e 9,9 in quella dei laureati magistrali cinque anni dopo l’uscita dall’università (dal 93,7% all’83,9%).

Nel podio dei miglioramenti, dietro all’accelerata delle lauree di area letterarie si incontra un ex aequo fra due settori promettenti: quello linguistico (+1,9% di occupazione a cinque anni dal titolo rispetto ai dati di dodici mesi fa) e quello delle “scienze dure”, che cresce allo stesso ritmo ma soprattutto non conosce rivali nel breve periodo: a un anno dal titolo triennale, infatti, chimica, fisica e scienze sorelle piazzano al lavoro l’84,2% dei loro laureati, battendo anche ingegneria e l’area sanitaria.


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