Studenti e ricercatori

Studenti contro il numero chiuso: «Il pasticcio della graduatoria 2016 sia di lezione»

di Elisa Marchetti *

La legge 264/99 ha introdotto in Italia la programmazione a livello nazionale e a livello di singoli atenei dell’accesso ai corsi universitari. Si è legittimata così nel tempo l’idea per cui la cultura, l’istruzione e l’università non siano più viste come ascensore sociale, come strumento per il riscatto e la crescita di chi proviene dalla fascie e dalle classi sociali più deboli, come momento di crescita culturale dell’individuo e quindi come vantaggio per tutta la collettività, ma solamente come un passaggio necessario unicamente all'inserimento nel mondo del lavoro.

Il no degli studenti al numero chiuso
Da subito come Unione degli Universitari ci siamo mobilitati contro una legge che riteniamo tuttora profondamente ingiusta, oltre che dannosa vista la scarsa attrattività del sistema universitario italiano, da cui migliaia di studenti scappano ogni anno verso l'estero. Lo abbiamo fatto perché la riteniamo limitativa di principi costituzionali come il diritto allo studio e il compito dello Stato di garantire a tutti i cittadini la possibilità di accedere ai più alti livelli di istruzione. I test negli anni poi hanno dimostrato di essere fallimentari: dal plico mancante all'Università di Bari nel 2014, che poi ha portato al nostro maxiricorso, patrocinato dall'Avvocato Bonetti, grazie al quale 10.000 studenti hanno potuto iscriversi al corso scelto e oggi sono studenti al pari degli altri (o con risultati persino migliori), alla famosa domanda 16 di quest’anno, per la quale il Miur ha attribuito la risposta come corretta a tutti gli studenti, a prescindere da quella effettivamente data dal concorrente, sulla quale abbiamo nuovamente ricorso e ora 400 studenti potranno vedere riconosciuto il loro diritto e iscriversi in sovrannumero. Negli anni, invece, dietro la falsa retorica che descriveva i corsi ad accesso programmato come gli unici che garantiscono qualità della didattica e dei servizi erogati e sicurezza di un futuro stabile, con concrete possibilità di inserimento in tempi rapidi nel mondo del lavoro è cresciuto esponenziale il numero di chi ogni anno tenta di accedere ai corsi a numero programmato. Contemporaneamente, il numero chiuso è diventato uno strumento utile per legittimare un disinvestimento nell'Università, già duramente colpita in questi anni da tagli trasversali e sanguinari: se mancano personale e strutture, parametri previsti dalla legge 264, la soluzione non è la limitazione dell'accesso, ma nuovi investimenti. Inoltre, questo sistema di accesso ha favorito il proliferare di un'economia parallela, fortemente legata ai test, fatta di corsi di preparazione organizzati dai privati e a pagamento, manuali ed eserciziari, corsi di Università straniere in Italia ad accesso libero ma con tasse elevatissime: tutto questo a vantaggio di pochi che lucravano sulle speranze di molti giovani di vedere realizzato il proprio sogno di diventare medico, veterinario, dentista, infermiere, ecc.

Il pasticcio della graduatoria 2016
La situazione più scandalosa si è verificata al test di quest'anno: le domande presenti nella prova non erano inedite, ma risultavano in grandissima parte estratte da test precedenti o da manuali di preparazione alla prova stessa. È notizia di questi giorni che i quiz di selezione sono stati commissionati dal Miur, tramite il Cineca, a una Società privata di Milano direttamente riconducibile ad alcune personalità collegate ai colossi del mercato nel campo della preparazione alle prove di ammissione. Tale rapporto diretto dimostra ancora una volta, se necessario, l'ampiezza del mercato generato intorno all'accesso programmato a danno del diritto allo studio degli studenti stessi: si continuano ad incentivare gli studenti a partecipare a corsi di preparazione ai test, organizzati dai privati a costi elevati e non accessibili a tutti, perchè attraverso tali corsi si avranno maggiori possibilità per i test dell'anno successivo. Una scelta irresponsabile e vergognosa, che ha superato ogni limite fino ad oggi raggiunto, e che il ministero non può ignorare. Intanto, abbiamo dato mandato ai nostri avvocati di individuare se vi siano profili di responsabilità penale ed erariale e l’opportunità di predisporre un esposto sulla vicenda. Su questo continueremo a batterci in ogni sede possibile, a cominciare dal Cnsu dove è stata approvata una mozione presentata dall'Udu nella quale si chiede per il prossimo anno l'assoluta originalità dei quesiti: quanto accaduto quest'anno non deve più ripetersi! Ma vogliamo di più, per ribadire ancora una volta come l'accesso all'università e ai più alti gradi di istruzione debba essere libero, poiché l'istruzione e la cultura rappresentano dei pilastri fondamentali per la crescita individuale e collettiva, oltre che del nostro Paese e non devono in alcun modo essere subalterne alle esigenze del mercato del lavoro. Siamo stanchi della parole vuote e della false promesse. Il ministro Fedeli deve prendere atto dopo quasi 20 anni del fallimento del numero chiuso e darci ascolto: vogliamo l'abrogazione della 264/99, vogliamo essere liberi di scegliere il nostro futuro, vogliamo diritti!

* Coordinatore nazionale Unione degli universitari


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