Studenti e ricercatori

Un tetto di 40mila studenti per ateneo

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Un tetto massimo di studenti ammissibili ogni anno ateneo per ateneo, per evitare reclutamenti selvaggi; regole comuni tra le università per la contribuzione delle famiglie con reddito inferiore ad una certa soglia; l’avvio in via sperimentale di «Scuole Universitarie Professionali» per studenti interessati a lauree triennali professionalizzanti. Ma, soprattutto, congrue risorse aggiuntive. Sono alcune delle proposte elaborate da Treellle per il miglioramento dell’università italiana, presentate ieri nel corso di un convegno a La Sapienza.

I suggerimenti dell’associazione fondata nel 2001 partono dalla constatazione che, a guardare i principali indicatori, l’università italiana non regge il confronto con gli altri paesi europei: i nostri atenei sono i più sotto finanziati in Ue (1% del Pil contro 1,4 media Ue-22), produce pochi laureati (nella età 25-34 anni sono solo il 25% della popolazione contro il 40% media Ue), molti sono gli abbandoni (42% contro 31% della Ue) e le immatricolazioni dei maturi sono basse (60%) e non crescono. Per di più l’università italiana opera in un contesto socio-culturale ancora troppo arretrato: solo il 17% della popolazione 25-64 anni ha una laurea contro una media Ue-22 del 32 per cento. Con la legge 240/2010 e le modifiche di molte regole del gioco (costo standard, quota premiale, governance etc.) «si sono create le condizioni per un rilancio del sistema», ha ammesso il presidente dell’associazione, Attilio Oliva, ma ci sono «zavorre operative e di costume che vanno rimosse». È necessario inoltre - ha aggiunto - innalzare l’istruzione superiore a «competenza condivisa e concorrente» nei trattati tra la Ue e i paesi membri. La ricetta di Treellle passa per vari interventi. Intanto, il governo dovrebbe elaborare un piano quinquennale di incremento della spesa dall’1% all’1,1% del Pil con un aumento di almeno 1,5 miliardi di risorse complessive, pubbliche e private. In cinque anni andrebbe eliminata la quota storica del Fondo di finanziamento ordinario portando il “costo standard” a coprire il 70% delle risorse assegnate e la «quota premiale» al 30%, con misure compensative per gli atenei con maggiori difficoltà. Per essere gestito «in modo più trasparente, efficiente e attento alle esigenze degli studenti» nessun ateneo dovrebbe superare indicativamente la soglia di 40mila mentre per favorire un incremento delle immatricolazioni Treellle suggerisce di varare rapidamente le nuove regole sull’erogazione delle “borse” attribuendo allo Stato il loro finanziamento e alle università la gestione della loro erogazione (mense e residenze in gestione alle Regioni). Sul fronte della docenza, incentivi alle assunzioni di professori dall’esterno (anche dall'estero) e vincoli restrittivi, viceversa, per le chiamate degli interni: almeno la fase iniziale della carriera si dovrebbe svolgere in sedi diverse dalla propria. Da evitare piani di reclutamento di carattere straordinario (ope legis).


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