Pubblica e privata

Bonus ricerca a gestione triangolare

di Alessandro Sacrestano

Semaforo verde dal Fisco alla fruizione del bonus ricerca, anche se le attività agevolate sono state commissionate ad enti da parte di un soggetto diverso, con la specifica che il beneficiario finale è una terza impresa.

L’amministrazione finanziaria, quindi, avalla esplicitamente la gestione “triangolare” delle attività, per le quali non si realizza l’unitarietà fra il soggetto committente e quello beneficiario della ricerca.

L’agenzia delle Entrate, con la r isoluzione 32/E del 10 marzo, ha dato risposta a un interpello presentato da una cooperativa aderente a un’associazione rappresentativa del mondo cooperativo, che ha, come scopo istituzionale, la rappresentanza, l’assistenza, la tutela e la vigilanza delle singole associate. Nell’ambito di tale rapporto di adesione, l’associazione ha deciso di commissionare in proprio alcuni progetti a enti di ricerca. Tuttavia, il beneficiario finale di tali attività non corrisponde all’associazione committente, quanto piuttosto alle singole cooperative aderenti, che sono di volta in volta individuate dall’associazione stessa.

Il materiale raccordo fra l’associazione, l’ente di ricerca e la cooperativa beneficiaria è dettagliatamente strutturato nel contesto di specifici accordi, nei quali, attraverso step progressivi, viene prima individuata l’attività di ricerca da implementarsi e, successivamente, scelta la cooperativa di riferimento che, in base all’attività posta in essere, può meglio beneficiare del progetto commissionato. Il tutto, nominando espressamente, con gli effetti di cui all’articolo 1401 del Codice civile e con efficacia ex tunc, la cooperativa destinataria che, di fatto, subentra in tutti i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto medesimo. La dichiarazione di nomina della società cooperativa avviene prima della consegna del progetto e ha efficacia, nei riguardi dell’ente di ricerca, solo dopo che quest’ultima ne riceverà comunicazione scritta. Tutto questo avviene con alcuni paletti contrattuali. Prima di tutto, nonostante sia l’associazione a commissionare i lavori, la stessa non interviene finanziariamente in nessuna fase degli stessi; in effetti, chiarisce l’istante, tutti gli oneri economici per la ricerca commissionata sono sopportati direttamente dalla cooperativa che è individuata dall’associazione come destinataria finale della ricerca.

Inoltre, nell’ambito dell’esecuzione dei progetti da parte degli enti commissionari, nessuna attività viene resa a favore dell’associazione committente tramite stati di avanzamento lavori progressivi. I contratti, invero, sono regolamentati in modo tale che tutta la ricerca sia “destinata” direttamente alla cooperativa che se ne avvarrà.

Si ricorda che recentemente la Finanziaria ha “ritoccato” le modalità operative del bonus in questione. Nella versione precedente, infatti, alle imprese era riconosciuto:

il 25% delle quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali;

il 50% per i costi inerenti il personale qualificato e per i contratti di ricerca con terzi cosiddetti extra muros, ossia in forza di contratti con Università, enti di ricerca e altre imprese, comprese le start up innovative.

Ora, invece, l’aliquota agevolativa è unica, pari al 50% delle spese ammissibili (per tutte le tipologie di spesa) ed è incrementato l’importo massimo di credito di imposta concedibile al singolo contribuente per ogni anno a 20 milioni di euro per ciascun soggetto beneficiario (ferma restando la spesa minima di 30 mila euro).

Tenendo conto di quanto sopra detto, dopo aver interpellato il Mise, il Fisco si è detto favorevole tanto all’agevolazione dei progetti, quanto alla specifica classificazione degli stessi tra le attività di ricerca e sviluppo extra-muros, ossia spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start-up innovative, beneficiarie di un credito di imposta nella misura del 50% della spesa incrementale.


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