Studenti e ricercatori

Brevetti, scatto dell’Italia in Europa

di Laura Cavestri

Continua a correre l’Italia dei brevetti (mentre l’Europa inciampa). Dimezza il ritmo rispetto a un anno fa. Senza strappi nè balzi inattesi. Ma supera la soglia psicologica dei 4mila depositi e soprattutto mostra il secondo maggior incremento in Europa tra le maggiori dieci economie del Vecchio Continente. Illustrato, ieri mattina a Bruxelles, da Epo (lo European Patent Office, l’organismo che gestisce le domande di brevetto in Europa, anche quando provenienti da Paesi terzi), il report sulle richieste di deposito giunte nel 2016 alla sede di Monaco di Baviera.

Se l’Italia dei brevetti internazionali, l’anno scorso, era cresciuta del 9% (rispetto al +0,5% dell’anno precedente, primo timido segnale dopo 4 anni, dal 2011 al 2014, in discesa), nel 2016 le domande confermano il trend positivo, con un aumento del 4,5% (passando così dalle 3.979 richieste dell’anno scorso alle 4.166 di quest’anno). Con una quota del 3% (l’anno scorso era al due) Roma mantiene e conferma la 10° posizione nella top ten dei Paesi che brevettano di più. Mentre l’Europa – che l’anno scorso aveva oltrepassato la soglia delle 160.004 applications – tiene ma cede qualche decimale, assestandosi, nel 2016, a quota 159.353 domande (-0,4% sull’anno scorso).

Ma quali Paesi crescono di più? I primi per domande di brevetto sono gli Usa (40.076) ma in flessione (-5,9% sul 2015). Seconda, tiene la Germania (25.086, +1,1%) e calano sia Giappone (21.007, -1,9%) che Francia (10.486, -2,5%). Poderosa crescita, invece, per Cina (7,150 domande presentate nel 2016, in crescita del 24,8%) e Corea del Sud(6.825, +6,5%). In media il volume delle richieste originate dai 38 Paesi membri di Epo (Paesi europei, anche extra Ue, più la Turchia) si è confermato stabile: -0,2 per cento.

Oltre un terzo delle richieste di brevetto che partono dall’Italia nascono in Lombardia. Che guida ancora la classifica regionale con il 35% di tutte le richieste italiane nel 2016 (rappresentava il 33% nel 2015) seguita da Emilia Romagna (16% contro il 15% precedente) e Veneto (13%). Nella classifica delle città, con 902 domande (+12%) Milano rimane in testa (erano 806 l’anno precedente) davanti a Torino (passata da 273 a 305 +12%) e Bologna (da 209 a 292, +40%). Mentre scende Roma (che inverte la rotta scendendo da 225 a 185, -18%).

Ma la Lombardia è anche l’unica regione d’Italia a reggere il confronto con le “locomotive” locali della Ue. È decima, con 1.438 domande di brevetto depositate (+11% sul 2015), dietro alla Baviera (prima, con 7.240 applications +4%), all’Ile de France (7.090 -4%), al Nordreno-Westfalia (4.893, -1%) e al Baden Wuerttemberg (4.817, -5%), ancora Laender tedeschi, oltre all’area di Stoccolma e all’olandese Nord Bramante. Per la Gran Bretagna, nona posizione solo per Greater London (1.551, -4%).

Se si guarda alla mappa di dove si concentra la creatività e lo spirito di iniziativa, anche quest’anno le preferenze degli “inventori” italiani si distinguono rispetto al “resto del mondo”.

Biomedicale e tecnologia medica (12.263 richieste -2,1%), Tlc (10.915, -1,2%) e Ict (10.657, +2,9%) sono i comparti in testa alla classifica dei settori dove si concentra la maggior parte delle domande internazionali di brevetto.

L’Italia, invece, è focalizzata sui settori più “tradizionali”: i trasporti (+38%) guidano la classifica nazionale (in risalita dalla terza posizione dello scorso anno, che include molte richieste dal settore automobilistico). Al secondo posto, (+16% sul 2015)c’è il settore movimentazione (imballaggi, palette, sistemi di trasporto, containers) e a seguire macchinari speciali (+10%) e tecnologia medicale (+10 per cento).

Con 50 domande, Ansaldo Energia ha conquistato il podio tra le società italiane per maggior numero di richieste presentate a Epo, tallonata da Pirelli (41), G.D Societa per Azioni (35), Danieli & C. (33), e Chiesi Farmaceutici (31). Mentre le società più attive in assoluto Fiat Chrysler Automobiles NV (75), Solvay SA (72) e ST Microelectronics NV (69) non appaiono nella classifica italiana perchè la loro sede legale non è (o non è più) nel Paese.


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