Pianeta atenei

Diffamazione su siti universitari

di G. Ne.

Diffamazione aggravata per la professoressa universitaria che accusa la collega di plagio via internet. Per la Corte di cassazione la possibilità per i social network di raggiungere una platea indeterminata di persone non viene meno neppure se, come nel caso esaminato, i siti usati dalla ricorrente erano destinati a docenti e studenti universitari e dunque secondo la tesi della difesa “chiusi”.

La Cassazione, sentenza 8482 della Quinta sezione penale, depositata ieri, ha così respinto il ricorso presentato dalla difesa di una studentessa che accusava una ricercatrice che l’aveva assistita nell’elaborazione della tesi, di avere poi copiato i risultati del suo lavoro utilizzandoli per uno scopo personale. La studentessa, assolta in primo grado, era poi stata condannata in appello. Nell’impugnazione si metteva in evidenza come la stessa Cassazione ha più volte affermato che alla rete Internet non si applicano le disposizioni sulla diffamazione a mezzo stampa perchè un social network non può essere equiparato a un prodotto tipografico e neppure a un luogo pubblico.Una tesi che non ha convinto la Cassazione che sottolinea invece come l’uso dei social network e, quindi, la diffusione di messaggi attraverso internet, è assolutamente in grado di concretizzare un caso di diffamazione aggravata. Si tratta infatti di una condotta potenzialmente in grado di raggiungere un numero indeterminato di persone o, almeno, assai elevato.

La difesa, contesta la Cassazione, confonde la diffamazione aggravata perchè provocata attraverso la stampa con l’offesa procurata con altro mezzo di pubblicità. Entrambe le fattispecie sono disciplinate dalla medesima disposizione (articolo 595 comma 3 del Codice penale) ma l’utilizzo della stampa non è esclusivo: la formulazione letterale della norma invece rende evidente come la categoria dei mezzi di pubblicità è più ampia del concetto di stampa, comprendendo tutti questi sistemi di comunicazione e quindi di diffusione, dai fax ai social media, che, grazie all’evoluzione tecnologica, rendono possibile la trasmissione di dati e notizie a un numero elevato di persone. Non mitiga la gravità della condotta il fatto che la diffusione è avvenuta attraverso siti destinati a operatori universitari e, quindi, in un certo senso specialistici. Si tratta infatti di un ambito che non può assolutamente essere ritenuto circoscritto. Inoltre molti dei siti utilizzati erano in realtà consultabili da una platea molto larga di soggetti (è il caso dei blog delle testate «La Repubblica» e «L’Espresso»).


© RIPRODUZIONE RISERVATA