Studenti e ricercatori

Crollo record degli idonei alla borsa di studio: in un anno sono 36mila di meno

di Marzio Bartoloni

Trentaseimila studenti idonei in meno e oltre 7mila borse sparite. L’effetto tagliola del 20% sul diritto allo studio tanto paventato un anno fa per colpa dei nuovi parametri di calcolo dell’Isee introdotti per l’anno accademico 2015/2016 (poi rivisti a marzo 2016) si è alla fine materializzato. Secondo i dati definitivi pubblicati dal Miur in un solo anno gli idonei alla borsa di studio sono crollato di un quinto, mentre gli effettivi beneficiari di borsa di studio sono calati del 5,1 per cento. A conti fatti l’Italia oggi conta meno di uno studente su dieci (l’8,23% per l’esattezza) iscritto che può beneficiare di una borsa di studio, mentre - come denuncia l’Udu, l’Unione degli studenti universitari - in Francia e in Germania ne usufruiscono rispettivamente1 studente su 3 e 1 su 4. «L’insieme di tutti questi elementi ha costruito un annus horribilis per il diritto allo studio», spiegano gli studenti.

I numeri
Nel 2015 sono entrate in vigore le nuove norme per il calcolo dell’Isee, che avevano fatto innalzare l’indicatore a una grossa fetta di studenti universitari: il crollo degli idonei era, dunque, prevedibile. A questo, però, si va a sommare un ulteriore calo del numero di beneficiari di borsa di studio per lo stesso anno. Secondo i dati pubblicati nei giorni scorsi dal ministero in un solo anno gli idonei sono passati da 182.345 a 146.104: 36.241 studenti in meno (- 20%). Il dato ancor più allarmante, combinato a questo, è quello degli studenti beneficiari di borsa di studio: nel 2014/2015 erano 143.949, nel 2015/2016 sono stati solamente 136.663 (-7286). Questa diminuzione del 5%, vista l’assenza di variazioni in negativo del Fondo integrativo statale, può essere spiegata - spiegano gli studenti - solamente con un disinvestimento regionale consistente. L’analisi delle aree del Paese realizzato dagli studenti dell’Udu e poi impietosa: il calo maggiore degli idonei si verifica al Sud, dove in un anno si e perso 1 studente su 4. Per quanto riguarda il calo dei beneficiari di borsa al Nord calano quasi del 10% (6mila borse di studio in meno, in un solo anno), al centro quasi del 7% (quasi 2.500 borse in meno), mentre al Sud si registra un aumento, pur minimo, del 3,7% (circa 1.500 borse in più). Nel 2015/2016 poi sono 9.441 gli studenti, il 6,46% degli idonei - pur crollati in numero - che non hanno ricevuto una borsa di studio per l’assenza di finanziamenti

La reazione degli studenti
«Nonostante la nostra denuncia dell’epoca, il ministero dell’Istruzione - avverte Elisa Marchetti coordinatrice dell’Udu - ha provveduto ad innalzare le soglie Isee e Ispe a livello nazionale solamente il 23 marzo 2016, su pressione nostra e del Cnsu, aggiornando i limiti a partire dall’anno accademico 2016/2017». L’allora ministro Stefania Giannini, disse che l’obiettivo era il superamento degli idonei non beneficiari di borsa di studio: «La realtà, invece, è quella del crollo spaventoso degli studenti idonei, aggravato da un ulteriore pesantissimo crollo degli studenti beneficiari di borsa di studio», aggiunge Marchetti. Che sottolinea come solamente l'8,80% degli studenti iscritti in università risulta idoneo alla borsa di studio (in forte calo rispetto al 2014/2015, quando era al 10,92%). Numeri molto distanti da Paesi come Francia e Germania dove 1 studente su 3 e 1 su 4 hanno accesso alla borsa. Per la coordinatrice dell’Udu l’andamento dei dati sul diritto allo studio varierà molto nell’anno accademico 2016/2017, visti l'innalzamento della soglia Isee/Ispe da parte del Miur e l’aumento del Fis (Fondo Integrativo Statale) che è stato stabilizzato a 212 milioni di euro. «Rimarranno comunque la necessità di coordinare le politiche per il diritto allo studio in tutte le regioni e la situazione di sottofinanziamento complessivo: le regioni devono tornare a investire in diritto allo studio, per poter coprire le borse di studio di tutti gli idonei. Lo Stato deve aumentare ulteriormente gli investimenti per arrivare a percentuali di beneficiari simili almeno alla media europea. Un punto di partenza deve sicuramente essere il Decreto che dovrà ridefinire i criteri di riparto del Fondo integrativo statale, su cui manca ancora qualsiasi tipo di discussione».


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