Studenti e ricercatori

Dai livelli essenziali a un’ampia «no tax area»: così noi studenti vogliamo il diritto allo studio 

di Andrea Torti *

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Dopo un mese esatto dalla consegna di 57mila firme presso la Camera dei deputati, il 30 gennaio la legge di iniziativa popolare per il diritto allo studio («All inn!») ha incassato il sostegno di 37 parlamentari, che hanno firmato il deposito della proposta di legge «Norme in materia di diritto allo studio universitario» a prima firma Annalisa Pannarale (Sinistra Italiana), Gianluca Vacca (M5S) e Giuseppe Civati (Possibile). L’insufficienza delle risorse destinate al diritto allo studio e la totale inefficacia del sistema attuale si possono facilmente riconoscere dal tasso di diplomati che decidono di iscriversi ad un percorso universitario. Negli anni della crisi la percentuale è scesa dal 65,8% al 49,1% con la perdita di più di 40mila matricole. Nel 2016, secondo l’Ocse, abbiamo assistito per la prima volta dal 1945 ad un calo di laureati, diventando ultimi in Europa per numero di laureati. Le nostre università tra definanziamento al diritto allo studio, blocco del turn over e progressiva introduzione dei numeri programmati sono diventate escludenti e d’elite.

La parabola del diritto allo studio
Sono tanti i provvedimenti sbagliati e le leggi inattuate lasciate dai governi succedutisi. La legge Gelmini, oltre ai tagli lineari al fondo di finanziamento ordinario degli atenei, mai ripristinati, ha dato il via a sperimentazioni regionali di inasprimento dei criteri di merito per l’accesso alle borse di studio, divaricando le disparità tra regioni e riducendo il numero di idonei. Il decreto del 2012 che prevede la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e che impegnerebbe Stato e regioni a garantire un diritto allo studio adeguato, non è mai stato attuato, mentre la tassa regionale per il diritto allo studio è cresciuta per tutti gli studenti, rendendo l’università sempre più costosa e inaccessibile. Con la legge di stabilità del 2017 i nodi rimangono irrisolti: le risorse rimangono stabili a quelle dello scorso anno, sono quindi insufficienti a coprire l’assegnazione della borsa a tutti gli idonei, e le disparità tra le regioni permangono. Insomma le condizioni del diritto allo studio in Italia continuano a essere drammatiche e per questo chiediamo un’immediata inversione di rotta a partire da tre priorità.

Ampliamento della no tax area, verso la gratuità dell’istruzione
Le tasse universitarie sono il primo ostacolo all’accesso libero all’università e sono sempre più gli studenti che non si iscrivono o che abbandonano gli studi perché incapaci di sostenerne il costo. Dal 2005 ad oggi le tasse sono aumentate per più del 50% e la tassazione media è passata da 736,91 euro a oltre 1200 euro. L’impennata finale è avvenuta in concomitanza con il taglio di oltre un miliardo di euro al fondo di funzionamento ordinario dei nostri atenei a opera del ministro Gelmini. Mentre in Italia le tasse crescevano, nel resto d’Europa si è spesso investito per ridurle o eliminarle. Chiediamo un intervento aggiuntivo per abbattere le tasse universitarie ed estendere la no tax area fino a 28mila euro di Isee, compiendo finalmente un primo passo verso la gratuità dell’istruzione.

Livelli essenziali delle prestazioni
È necessario introdurre i livelli essenziali delle prestazioni per rendere il diritto allo studio equo e omogeneo su tutto il territorio nazionale. I benefici del diritto allo studio devono rispondere alle reali esigenze degli studenti, si deve finalmente mettere fine all'eccezione tutta italiana degli idonei non beneficiari e si devono adeguare le soglie di reddito per l’accesso alle borse di studio in tutte le regioni: mentre la soglia nazionale è fissata a 23mila di Isee, in Molise e Campania questa è ancora sotto i 16.000 creando un’ingiusta sperequazione su base territoriale. Chiediamo subito la definizione dei Lep e lo stanziamento delle risorse per rispondere alle esigenze del Paese.

Nuovi fondi per una nuova università
Investire sul diritto allo studio e azzerare la tassazione non basta. Negli ultimi anni più del 60% dei corsi di laurea hanno imposto un tetto massimo alle iscrizioni a causa del combinato disposto di tagli lineari, blocco delle assunzioni e stringenti criteri per l’accreditamento dei corsi di laurea. Riteniamo necessario un rifinanziamento strutturale del fondo ordinario di finanziamento degli atenei e un reclutamento straordinario per dare risposte immediate agli oltre 40.000 precari della ricerca per innalzare la quantità e la qualità dell’offerta formativa e dell’attività di ricerca. Pensiamo sia necessario investire ampiamente nella formazione e nella ricerca, convinti che si tratti di una questione generale che coinvolge tutto il Paese, necessaria per abbattere le disuguaglianze sociali ed un modello escludente di istruzione. Dopo le riforme disastrose che hanno impoverito l'Università, abbiamo bisogno di risposte radicali, ma che vadano nella direzione opposta alla desertificazione dei nostri Atenei. Per Cambiare il paese puntiamo tutto sul diritto allo studio, approviamo All in!

* Coordinatore Nazionale di Link - Coordinamento Universitario


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