Studenti e ricercatori

L’Oms punta il dito: fondi per la ricerca lontani dai bisogni di salute

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Gli investimenti sulla ricerca e sviluppo in campo sanitario non sono allineati ai bisogni della salute pubblica globale. Solo l’1% di tutti i finanziamenti in questo campo, ad esempio, è destinato a malattie come malaria e tubercolosi, che sono invece responsabili di oltre il 12,5% del carico globale di queste malattie. A rilevarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità. A livello di fondi, quelli stanziati per la ricerca sulle malattie neglette (le malattie infettive croniche, che colpiscono quasi esclusivamente le popolazioni in condizioni di estrema povertà) nel 2014 sono stati di 3,5 miliardi di dollari, il 25% in più del 2007.

Al top la ricerca sull’Hiv, con il 32% degli investimenti, seguita da malaria (18%) e tubercolosi (17%). C'è poi una quota di 2,6 miliardi di dollari di investimenti dedicati dalle industrie a obiettivi non specificati, e il resto sono “briciole” distribuite su 36 malattie neglette, che comprendono anche colera, ebola, lebbra, salmonella, meningite.
A ricevere la quota maggiore di finanziamenti sono stati i vaccini, che per otto anni hanno ricevuto 9,6 miliardi di dollari, seguiti dalla ricerca di base (6,1 miliardi) e i farmaci (4,8 miliardi).
Secondo i dati raccolti fino allo scorso dicembre, sono 340 i nuovi prodotti in fase di sviluppo per le malattie neglette, di cui 37 in fase preclinica, 271 in fase di sviluppo clinico, e 6 in fase IV o autorizzati.
In cima alla lista ci sono i vaccini (138), seguiti da farmaci (106) e strumenti diagnostici (50). Un altro fattore che incide sulla ricerca, è lo sbilanciamento del numero dei ricercatori, che nei paesi ricchi sono 352 volte di più di quelli dei paesi poveri. Sono 3.524 per milione di abitanti contro 10. A guidare la classifica ci sono la Corea del Sud, Giappone, Svizzera e Francia, seguiti dalla Cina, che è tra i paesi a medio reddito.
E anche circa la metà sono donne, nei paesi a basso reddito sono solo il 26%.


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