Pianeta atenei

Campus congiunto tra Politecnico e ateneo di Pechino

di Giovanna Mancini

Un Campus congiunto dove far lavorare insieme studenti, dottorandi, ricercatori, professori e imprese italiani e cinesi, nell’ottica di consolidare il ruolo del Politecnico di Milano come hub internazionale per il sistema industriale italiano.

Il progetto di un Campus sino-italiano da realizzare in Bovisa si inserisce nel quadro di una politica di internazionalizzazione del Politecnico milanese, che proprio nella Cina ha uno dei suoi partner strategici, spiega il nuovo rettore dell’ateneo, Ferruccio Resta, che ieri ha siglato l’accordo per la realizzazione del Campus con la Tsinghua University di Pechino. «Il rapporto con la Cina è ormai decennale – precisa – e si struttura in progetti molto focalizzati, che coinvolgono non soltanto gli studenti e il corpo docente, ma anche il mondo delle imprese». Come nel caso di Xi’an, dove è in corso anche la realizzazione di un innovation hub di 10mila mq interamente progettato da architetti del Politecnico, utilizzando materiali e prodotti di aziende italiane. La partnership con Xi’an si aggiunge a quelle decennali consolidate appunto con la Tsinghua di Pechino e la Tongji di Shanghai, e a breve si aggiungerà l’università di Chengdu.

Non è un caso il Politecnico – che conta oltre 500 accordi internazionali con università non europee (oltre a numerose collaborazioni con realtà europee) – abbia deciso di avviare il primo esperimento di un Campus congiunto a Milano insieme con un ateneo cinese: la scelta va di pari passo con l’intresse del sistema Italia, inteso come istituzioni e imprese, che negli ultimi anni sta guardando con grande interesse alla Cina e alle opportunità che offre allo sviluppo anche del nostro Paese. «Nel nostro piccolo – precisa Resta – vogliamo contribuire e offrire alle istituzioni italiane una carta in più da utilizzare nelle relazioni internazionali con Pechino».

Il progetto punta ad andare oltre il tradizionale schema delle doppie lauree o doppi dottorati e si propone di dare vita a uno spazio in cui studenti, docenti e imprese di entrambi i Paesi possano lavorare su progetti condivisi «per rispondere alle grandi sfide culturali e tecnologiche del futuro – dice Resta –. Milano può giocare un ruolo importante in questa sfida, i cinesi ne sono consapevoli e per questo sono interessati a venire qui, perché la Milano del dopo Expo ha saputo attivare sinergie tra le sue forze migliori, universitarie, industriali e istituzionali».

L’ambito di ricerca sarà quello del design, inteso come settore fortemente tecnologico ma anche intriso di cultura umanistica, due mondi in cui l’Italia, come la Cina, tradizionalmente esprimono le loro eccellenze. Il luogo scelto è la Bovisa, dove già si trova il Poli Design e dove esistono già strutture disponibili e adeguate ad accogliere il Campus e i suoi laboratori: non occorrerà dunque costruire nulla, perciò nel giro di un anno potrebbe avvenire il taglio del nastro.


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