Studenti e ricercatori

Per i rettori è un «passo nella giusta direzione», il no di studenti e Cinque stelle

di Marzio Bartoloni

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Lo scorso 12 dicembre è stato firmato il “decreto AVA” che fissa i criteri di accreditamento dei corsi di laurea e che, tra le altre novità, istituisce in via sperimentale corsi di laurea maggiormente orientati all’apprendimento “on the job”: le lauree professionali. Un passo questo promosso a pieni voti dalla Conferenza dei rettori, la Crui - che ha lavorato al progetto. Di senso opposto le reazioni degli studenti che hanno bocciato il decreto firmato in extremis dall’ex ministro Giannini senza sentire il loro parere. Bocciato il Dm anche dai M5s che hanno presentato una interrogazione per il ritiro del provvedimento.

Il parere positivo dei rettori
I rettori da diversi mesi seguivano con interesse il decollo di questo nuovo tipo nella seduta del 21 dicembre scorso. «Si tratta di un passo nella giusta direzione - ha detto Gaetano Manfredi, Presidente della Crui -, l’università e il mondo del lavoro collaborano ormai da decenni per garantire lo sviluppo culturale economico e sociale del Paese. Gli studenti chiedono sempre più attività di tirocinio curriculare e occasioni di formazione meno teorica. Da ora in poi esiste un quadro di riferimento che fa sì che la collaborazione fra atenei e tessuto produttivo non sia demandata solo all'iniziativa dei singoli e al lavoro certosino sul territorio. Da ora in poi esistono parametri condivisi che aiuteranno anche studenti e famiglie nella scelta del corso di studi. Si tratta di una sperimentazione che andrà monitorata, analizzata e valutata con serietà e trasparenza».

La bocciatura di M5S e studenti
I Cinque stelle chiedono al nuovo ministro Fedeli l’annullamento del decreto in una interrogazione a prima firma di Luigi Gallo. «Riteniamo assolutamente inopportuno e una forzatura il fatto che un ministro uscente vari, “last minute”, un provvedimento di tale entità. Dette lauree professionalizzanti rischiano di rivelarsi una ghiotta occasione per imprese e studi professionali che vogliano avvalersi di studenti da impiegare, verosimilmente a titolo gratuito, in cambio della certificazione delle competenze acquisite».
Secondo M5s il decreto firmato dalla Giannini non dirime poi la questione riguardante l’identificazione del soggetto giuridico che avrà il compito di valutare il rispetto della percentuale minima prevista (80%) di occupazione degli studenti a un anno dal diploma. Per Elisa Marchetti che coordina la sigla Udu degli studenti universitari il decreto contiene molti aspetti negativi: «Non si può partire da un modello che preveda un accesso programmato e così limitato; non è accettabile avere come unico parametro al termine del triennio di sperimentazione quello dell'occupabilità e quindi dell'occupazione, senza specificare a quali dati statistici si farà riferimento, senza considerare in alcun modo di che tipo di occupazione si tratta e senza tener conto di quelle che possono essere le libere scelte dei singoli terminato il percorso di studi». Nel mirino anche i 50-60 CFU di tirocinio che non prevedono «alcun tipo di diritto e di tutela a degli studenti che evidentemente si troveranno a svolgere un terzo del proprio percorso formativo nelle aziende». Sulla stessa scia Andrea Torti di Link che parla di «folle decreto»: «il ministero si è preso una responsabilità gravissima: avallare un precedente che fa dell'occupabilità il criterio di valutazione della qualità degli insegnamenti. Non siamo disposti ad accettare questa misura, chiediamo quindi alla nuova ministra Fedeli di ritirare immediatamente il decreto e di aprire un tavolo di confronto serio, in cui vengano coinvolti gli studenti».


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