Pianeta atenei

Scampato pericolo estinzione per l’insegnamento della Geologia

di Benedetta Pacelli

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Lo studio della geologia scampa il rischio estinzione nelle università italiane. Il risultato del combinato disposto dei blocchi del turnover e dei concorsi, dell’abbassamento dell’età di pensionamento e dei parametri fissati dalla riforma universitaria targata Gelmini (legge 240/10), causa della chiusura di molti dipartimenti di geologia, viene, infatti, arginato dalla nuova legge approvata ieri in commissione Cultura dalla Camera.
Il provvedimento, di cui è stata relatrice Manuela Ghizzoni (Pd) composto da tre articoli, prevede incentivi per gli iscritti alle classi di laurea triennale e magistrale inerenti alle scienze geologiche; risorse per l’acquisto, da parte di università ed enti pubblici di ricerca, di strumentazione tecnica e la realizzazione di specifici progetti e soprattutto norme che facilitano la costituzione dei Dipartimenti universitari.


Proprio quest’ultimo punto era stato uno dei più dibattuti all’interno della comunità accademica. La legge Gelmini, infatti, aveva imposto il vincolo di almeno 40 tra professori e ricercatori del settore scientifico per la costituzione dei dipartimenti universitari. Ma il blocco del turn-over e i prepensionamenti in massa avevano portato, specie in un’area disciplinare molto piccola come Scienze della Terra, a una diminuzione costante e progressiva di docenti del settore. Con conseguenza diretta anche sulla sopravvivenza degli stessi dipartimenti, costretti ad unirsi ad altri per evitare di scomparire.
Secondo alcuni numeri forniti dal Consiglio universitario nazionale dal 2000 al 2014 i professori ordinari di Scienze della Terra hanno avuto un crollo del 44,4%. E i dipartimenti puri di geologia, senza gli accorpamenti con altre materie, sono scesi dai 29 distribuiti in tutte le regioni, agli attuali 8. Secondo dati diffusi dal Consiglio nazionale dei geologi, anche i laureati che erano oltre mille l’anno, nei primi anni 2000, sono ora arrivati a quota 500, e questo nonostante, negli ultimi tempi, si sia riscontrato un rinnovato interesse nella materia da parte dei giovani.


«In una situazione di oggettivo pericolo rappresentato per esempio dal dissesto idrogeologico» ha dichiarato Ghizzoni, «da più parti – università e media in primis – è stato rimarcato il paradosso tutto italiano di una necessità sempre più pressante a fronte di una oggettiva diminuzione dell’offerta formativa. Quindi, abbiamo da una parte un territorio fragile e sismico, dall’altra, un mancato sostegno a una disciplina fondamentale per formare professionisti in grado di garantire un apporto prezioso, di conoscenze e competenze, nella prevenzione e nella tutela dell’ambiente. Dalla diffusione delle conoscenze delle Scienze geologiche discende la nostra sicurezza e quella dei luoghi della nostra vita».


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