Studenti e ricercatori

Borse di studio: arriva con un anno di ritardo il fondo 2015. E per il futuro c’è l’incognita fabbisogno

di Marzio Bartoloni

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Con l’ormai consueto ritardo di un anno arrivano le risorse statali per le borse di studio. Lo scorso 1 dicembre in Gazzetta è comparso il decreto che provvede al riparto del Fis, il Fondo integrativo statale che con le risorse regionali e le tasse pagate dagli studenti paga i servizi per il diritto allo studio. Un ritardo a cui la manovra approvata alla Camera in futuro dovrebbe porre un argine visto che prevede l’assegnazione del Fis alle Regioni entro settembre. Un passaggio questo che non sarà automatico perché prima bisognerà calcolare il fabbisogno come prevede sempre la manovra. Un nuovo adempimento che ora con la crisi di Governo rischia di trasformarsi in una incognita.


Il decreto appena pubblicato in Gazzetta provvede al riparto tra le Regioni delle risorse del Fis per un budget complessivo di 162 milioni. Un tetto, questo, che nel 2016 e nel 2017 salirà di 50 milioni. Dal prossimo anno anzi i 50 milioni in più saranno confermati con l’aumento che entrerà definitivamente nel Fondo integrativo, portando così a regime il Fis oltre i 210 milioni. «Anche quest’anno –ha spiegato Elisa Marchetti coordinatrice dell’Udu - il riparto del Fis arriva con un tremendo ritardo. E’ solo di qualche giorno fa, infatti, la pubblicazione del decreto di riparto del Fis del 2015, mentre ad oggi manca ancora lo schema di riparto (che in genere anticipa di qualche mese il decreto ufficiale) del 2016. Questo è il frutto dell’accumularsi di anno in anno di ritardi sempre maggiori, per cui anche lo schema di riparto risulta purtroppo essere effettuato l’anno successivo rispetto a quello di riferimento. Questo ovviamente continua a creare problemi per l’erogazione delle borse di studio e per i bilanci delle regioni, che riscontrano forti limiti nella possibilità di programmare interventi ulteriori sul diritto allo studio con sufficiente anticipo».


Per Elisa Marchetti: «Cresce leggermente la quota di Fis arrivata alle regioni del Sud, a discapito di quelle del Nord, ma se si considera il rapporto tra fondi e numero di iscritti, permane un netto vantaggio delle regioni settentrionali. Anche in quest’ottica la legge di bilancio 2017 chiede una revisione del metodo di riparto, da incentrare sul fabbisogno delle regioni e da determinarsi con un futuro Dm: sicuramente il superamento di questi criteri, per lo più conservativi, che chiediamo da anni, rappresenta un importante passo in avanti, ma anche su questo fronte si dovrà fare attenzione. Sulla base di che voci sarà calcolato il fabbisogno? Come si determinerà il potenziale numero di idonei, ad esempio anche tenendo conto del nuovo ISEE? Inoltre, ripartire le risorse in base al fabbisogno non necessariamente porterà le regioni ad investire proprie risorse adeguate».


Conclude la coordinatrice dell’Udu: «Se il problema del ritardo dell’emanazione del decreto di riparto del Fis vede una sua soluzione concreta nella legge di bilancio, il tema dei criteri di riparto è sicuramente uno degli argomenti da attenzionare e su cui chiediamo dei chiarimenti e un coinvolgimento degli studenti fin da ora, vista la celerità con cui dovrà essere emanato il decreto di riferimento, ovvero entro 3 mesi dall’approvazione della legge di bilancio».


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