Studenti e ricercatori

E alla Sapienza la cattedra di Ungaretti resta senza docente

di B.P.

S
2
4Contenuto esclusivo S24

La cattedra di letteratura italiana moderna e contemporanea all'università La Sapienza di Roma, che un tempo fu di Giuseppe Ungaretti, dal 2017 resterà senza professori ordinari. E la sostenibilità di quel corso di laurea sarà garantita grazie alla quota di ordinari “reclutati” da corsi affini. Ma il caso Sapienza è solo la punta di un iceberg dell’attuale sistema universitario che tra finanziamenti al lumicino, blocco del turn-over (ora alleggerito ma comunque ancora applicato dagli atenei per mancanza di fondi) e prepensionamenti, conta attualmente circa 50 mila docenti, cioè il minimo storico. E che ora spera quindi anche nelle nuove procedure, visto che neppure le abilitazioni riavviate nel 2013 hanno contribuito a ridare ossigeno al sistema.

Nell’ultimo triennio sono stati reclutati appena 1500 docenti, circa 700 ordinari e l’altra metà composta da associati e da ricercatori a tempo indeterminato, di cui la maggior parte già interni agli atenei e solo un centinaio provenienti dall'esterno. Il calo è ancora più drammatico se si isola la quota dei soli ordinari, passata, in meno di dieci anni, dai 20 mila di fine 2006 ai meno di 13 mila del 2015. Più precisamente allo stato attuale, si contano circa 12 mila 700 ordinari, che secondo il ritmo ormai stabile dei pensionamenti, scenderanno a 12 mila il prossimo anno. Una riduzione che non è neppure compensata dal reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo A né tanto meno di tipo B. «Una stima conservativa di tale fabbisogno - ha spiegato Paolo Rossi, ordinario all'università di Pisa e componente del Cun - prevederebbe per esempio non meno di 1.300 nuovi associati per anno. Ma basti pensare che al momento ci sono almeno 4 mila ricercatori abilitati alla II fascia e mai chiamati». «Insomma siamo di fronte - ha chiuso - ad una politica di reclutamento del tutto inadeguata che non garantisce alcun futuro ai nostri giovani. In questo modo stiamo perdendo una generazione intera con ripercussioni che si avranno per i prossimi decenni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA