Studenti e ricercatori

Manca lo status giuridico, ma ora si potrà assumere chi merita

di Fernando Ferroni *

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Dopo lunga gestazione e con lo sforzo sinergico di ministeri, parlamento, attori della ricerca è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto delegato della legge Madia sulla Pubblica amministrazione che ha lo scopo di semplificare le regole del gioco per gli enti di ricerca nazionali aumentandone al contempo il grado di autonomia.

È il primo provvedimento di grande rilevanza dopo la legge Ruberti del 1982 e rende certamente gli enti di ricerca più simili alle universita dal punto di vista dell’autonomia.
È certamente un provvedimento positivo con dei punti luminosi. Intanto tutti gli enti di ricerca sono compresi nella stessa regolamentazione, un vero passo avanti. Il recepimento della Carta europea dei ricercatori è finalmente il riconoscimento dell’esistenza di questa figura centrale nei processi della ricerca e dell’innovazione. La semplificazione delle norme sugli acquisti e sul trattamento di missione sono certamente molti utili. Il cuore del provvedimento sta nella liberazione da quella gabbia chiamata pianta organica che ha impedito negli ultimi anni il disegnare la struttura degli enti nel modo più funzionale alla missione che li definisce. Non si parlerà più di turn-over, delle vessazioni del personale tecnico e amministrativo trattato come di seconda classe rispetto a ricercatori e tecnologi, non ci sarà più il pellegrinaggio tra tre diversi ministeri per ottenere quelle poche autorizzazioni a bandire concorsi e poi ripercorrerlo per ottenere le assunzioni ! E ora col principio dell’autonomia responsabile e col limite di restare nell'ambito dell'80% del finanziamento globale dell’ente si potrà assumere chi merita e chi è necessario. Anche col chiaro scopo di ridurre il precariato ed evitare di crearne di nuovo. C’è inoltre la possibilità di riconoscere il merito con dei premi ai ricercatori che si sono distinti e una quota di chiamate dirette per eccellenze italiane e straniere che vogliano rientrare per contribuire alla ricerca in questo paese o che abbiano ottenuto prestigiosi riconoscimenti come ad esempio i grant dell’Erc.

Nessuno è perfetto e qualche critica possiamo muoverla. Pur ricordando il quadro che la delega poneva, con rammarico notiamo l’assenza della definizione dello stato giuridico dei ricercatori e tecnologi. Manca una semplificazione delle procedure concorsuali dove dovremo continuare a tentare di far partecipare ai nostri concorsi svolti con prove scritte e orali in lingua italiana degli ottimi candidati “english-speaking” che hanno svolto brillantemente il loro post-doc con noi e forse vorrebbero rimanere. La asimmetria tra le tre fasce a tempo indeterminato negli enti di ricerca e le due dell’università permane rendendo complesso l’interscambio. E ovviamente manca ogni riferimento a dei miglioramenti nei finanziamenti. Comunque e con convinzione ribadisco che questo provvedimento è benvenuto, è molto importante e la comunità riconosce i meriti a chi lo ha voluto e con tenacia lo ha portato in fondo.

* Presidente Istituto nazionale fisica nucleare


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