Studenti e ricercatori

Boeri contro le anomalie italiane: «Troppi umanisti e poca formazione in azienda»

In Italia resiste il mito delle scienze umanistiche, «nonostante i laureati in facoltà come Medicina, Ingegneria, Economia abbiano più sbocchi e, in media, garantiscano un reddito superiore di 25 mila euro l’anno rispetto agli altri laureati». L’inadeguatezza dei titolo di studio rispetto alle esigenze di mercato, è stata sottolineata ieri, all’inaugurazione dell'anno accademico dell’università di Torino, sia dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, che ha tenuto la prolusione, sia dal rettore Gianmaria Ajani. «In generale i nostri laureati sono sotto la media europea per quel che riguarda le competenze linguistiche e matematiche», ma a questo si aggiunge che, a monte, la scelta del corso di laurea «non venga vista come investimento per il futuro».

Il mismatch tra domanda e offerta
Il tasso di disoccupazione per gli italiani laureati tra i 27 e i 39 anni è superiore al 10%, contro la Germania dove è il 2% ed è di solo leggermente inferiore a quello dei diplomati, pari all’11,1% e questa è «un’anomalia italiana»,ha sottolineato ancora Boeri. Inoltre - ha detto - gli «studenti universitari italiani si laureano ed entrano nel mercato del lavoro con un anno di ritardo rispetto ai loro coetanei dell’Unione europea. Il periodo di transizione dal college al primo lavoro in Italia è di circa 10 mesi, il doppio della media Europea». Ma la domanda di laureati da qui al 2015 è destinata ad aumentare. Ma il paradosso è che mancano le figure che servono: «L’Italia è tra i Paesi Ocse quello che evidenzia il mismatch maggiore, ossia il numero più elevato di lavoratori che sono collocati nel posto sbagliato in base alle proprie competenze e questo rappresenta uno spreco di risorse umane». Boeri sottolinea come «promuovendo un migliore incontro tra offerta e domanda di competenze non solo si migliorerebbe la condizione dei datori di lavoro e dei lavoratori, ma anche la situazione economica generale ne trarrebbe benefici, in quanto la produttività potrebbe crescere fino a 10 punti percentuali, è tutto questo senza dover fare scelte dolorose e senza licenziare».

Le altre anomalie
In Italia dai dati raccolti emerge che in tema di competenze non si registra un «over skill» ma piuttosto un «under skill»:  tra le cause del mismatch Boeri ha indicato errori nel percorso di studi laddove la laurea viene scelta «più come consumo che come investimento», il ritardo con cui ci si laurea, almeno un anno rispetto alla media europea, la mancanza di formazione sul posto di lavoro, una contrattazione centralizzata e una contribuzione salariale che non premia i laureati, che hanno una retribuzione di poco superiore ai diplomati. E proprio con la formazione sul posto di lavoro per il presidente Inps si ricomorrebbe quella «frattura generazionale laddove si esprime come trasferimento di conoscenze tra anziani e giovani». In un mercato dove s’affacciano nuovi lavori e c’è una grande richiesta di competenze altamente specializzate, le università devono «trainare, non andare all’inseguimento facendo proliferare corsi di laurea che rischiano di invecchiare presto. Sarebbe controproducente», ha aggiunto Paolo Sestito, responsabile del servizio di Struttura Economica della Banca d’Italia, intervenuto anche lui ieri all’inaugurazione dell'anno accademico dell’Università di Torino insieme a Marco Mancini, capo dipartimento del Miur.


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