Studenti e ricercatori

Manovra, si cambia: la no tax area si allarga e i concorsi da ricercatore si aprono agli abilitati

di Marzio Bartoloni

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Arrivano le prime modifiche di peso per la manovra all’esame della Commissione Bilancio. Tra gli emendamenti - a prima firma di Manuela Ghizzoni (Pd) - approvati tra ieri e lunedì spuntano alcune misure per il mondo universitario. Si va dall’estensione della no tax area alle lauree magistrali e agli studenti fino al primo anno fuori corso all’innalzamento della soglia di “calmieramento” delle tasse a 30mila euro di Isee. Novità anche per i ricercatori: l’accesso ai ricorsi per i contratti di tipo b (quelli che aprono le poprte alla docenza) saranno possibili anche per chi ha conseguito un’abilitazione per diventare professore ordinario e associato. Infine modifiche anche per le risorse per il diritto allo studio che dovranno essere trasferite alle Regioni entro il 30 settembre. Mentre negli enti per il diritto allo studio entra anche una rappresentanza studentesca.

Si allarga la no tax area
Come noto con la manovra il governo ha proposto che gli studenti che appartengono a famiglie con meno di 13mila euro di Isee non devono pagare alcuna tassa alle università per iscriversi alla laurea triennale, purché siano studenti in corso e attivi, cioè abbiano superato un certo numero di esami, mentre per le famiglie tra 13mila e 25mila euro di Isee la legge di bilancio stabilisce un calmieramento delle tasse universitarie in proporzione all’Isee, con un’aliquota massima dell’8%. Con l’approvazione di un emendamento presentato dalla Ghizzoni e firmato da tutti i deputati Pd della commissione Cultura, lo sgravio viene esteso alle lauree magistrali e agli studenti fino al primo anno fuori corso. Inoltre, a vantaggio delle famiglie del ceto medio impoverito, la fascia di calmieramento è stata estesa fino a 30.000 euro e l'aliquota abbassata al 7%. Infine anche i corsi di dottorato di ricerca, a cui si accede per concorso a numero chiuso, diventano gratuiti. Per la copertura della misura il budget a disposizione di tutta l’operazione è salito dagli originari 85 a 100 milioni, fondi che serviranno ar compensare gli atenei del calo di gettito dovuto alla nuova decontribuzione.
«Finalmente – avverte Ghizzoni – l’articolo 34 della Costituzioneo che garantisce il diritto degli studenti capaci e meritevoli privi di mezzi di raggiungere i gradi più alti degli studi, trova un’ampia applicazione e l'Italia si avvicina all'Europa, dove la no-tax area è già una realtà in molti Paesi. Speriamo anche di riportare nelle università gli studenti delle famiglie meno abbienti e così di poter tornare a puntare a quel 40% di laureati sulla popolazione che è l’obiettivo fissato dall'Europa e da cui l'Italia è lontanissima.»

Concorsi per ricercatori aperti agli abilitati
Il secondo emendamento - quello relativo ai ricercatori che modifica l’articolo 37 della legge di bilancio - raccoglie una proposta avanzata dal Consiglio universitario nazionale che punta a estendere la possibilità di partecipare ai concorsi a posti di ricercatore di tipo b anche a coloro che, pur non avendo ricoperto posizioni di ricercatore di tipo a o di assegnista di ricerca, sono in possesso della specializzazione medica o dell’abilitazione scientifica nazionale. Si tratta insomma di persone che hanno già superato un difficile vaglio selettivo ma a cui era precluso l’accesso ai concorsi per il primo livello della carriera docente. «Si sana così – commenta ancora Manuela Ghizzoni – un vulnus della normativa che finora consentiva ad un abilitato di partecipare ad un concorso per associato ma non ad un concorso per ricercatore, cioè ad un posto di livello più basso di carriera. « In realtà – conclude Ghizzoni – questo provvedimento è una tappa per altri traguardi cui dovremo puntare: da un lato porre fine al blocco del turn-over e così riaprire il canale normale delle assunzioni nelle università entro gli ordinari limiti della sostenibilità di bilancio in ciascun ateneo; da un altro, ripensare globalmente tutto il tema dell'accesso alla carriera di professore universitario riformando profondamente la Legge Gelmini che, a sei anni dall'entrata in vigore, ha già mostrato evidenti limiti».

Gli interventi per il diritto allo studio
Tra le modifiche approvate all’articolo 37 c’è anche la specifica che le risorse del Fis, il Fondo integrativo statale per il diritto allo studio salito a 217 milioni con i 50 milioni aggiunti dalla manovra, devono essere assegnate alle Regioni entro il 30 settembre. Si precisa poi che nelle more della razionalizzazione prevista sempre dalla legge di bilancio - cioè della riduzione degli enti regionali erogatori per il diritto allo studio ad uno per ogni regione - le risorse del Fis siano trasferite direttamente agli enti regionali, previa indicazione da parte di ciascuna regione della quota da traferire. Prevista anche una rappresentanza studentesca negli organi direttivi. Gli studenti dell’Udu, l’Unione degli universitari, si dicono - alla luce delle modifiche - «parzialmente soddisfatti». «Seppur minimi, questi sono certamente dei timidi passi in avanti verso le nostre istanze - avverte Elisa Marchetti coordinatrice Udu - per le quali continueremo a batterci in vista dell’approvazione definitiva della legge di bilancio». «Molto altro, infatti, deve essere ancora fatto», aggiunge Marchetti che ricorda come il sottosegretario al Miur Davide Faraone aveva promesso a più riprese l’eliminazione degli idonei non beneficiari. «Ciò non si ottiene sicuramente con le Superborse, bensì rifinanziando il Fondo Integrativo Statale. Chiediamo poi che venga ritirato il finanziamento ai Super dipartimenti, a vantaggio di un reale incremento del Fdo dopo anni di drastici tagli. Crediamo - conclude la coordinatrice Udu - sia dannoso continuare sbandierare lo slogan del “merito” in un sistema profondamente diseguale e ingiusto; il sistema universitario non ha bisogno di interventi super: bisogna ripartire dall'ordinario, tornando dopo anni ad investire nel sistema di istruzione».


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