Pianeta atenei

Reclutamenti giudiziosi con le cattedre Natta

di Giorgio Barba Navaretti

Le cattedre Natta sono state criticate da studiosi di diverse discipline, compresa una presa di posizione fortemente contraria di Alessandro Schiesaro su queste colonne. Ritengo, invece, che questa sia un’iniziativa importante e molto utile per l’Università italiana, pur migliorabile con correzioni al margine, in linea con quanto anche indicato dal Consiglio di Stato. Dovrebbe piuttosto diventare un tassello stabile di una riforma organica dei meccanismi di reclutamento e non rimanere misura una tantum.

Primo, il nostro sistema universitario ha bisogno di ricercatori formati e cresciuti professionalmente nelle migliori università internazionali e anche di trattenere gli italiani che abbiano “mercato” all’estero.

Secondo, i meccanismi ordinari di ingresso nel sistema universitario italiano non sono in grado di competere nel mercato internazionale. Il livello degli stipendi e la rigidità delle carriere impediscono di fare offerte competitive a ricercatori seri. Le cattedre Natta si avvicinano alle condizioni di mercato. È anche previsto che i rettori dei singoli Atenei possano sui loro fondi incrementare il salario Natta. Il che renderebbe l’incentivo ancora più forte.

Terzo, solo alcune istituzioni universitarie o di ricerca italiane hanno la possibilità di attrarre ricercatori attraverso il mercato internazionale. Queste istituzioni hanno risorse e margini di flessibilità maggiori delle altre in quanto private o perché hanno uno statuto tale da permettere un maggiore utilizzo di risorse finanziarie private. Le Natta, dato il vincolo per cui ciascun Ateneo può al massimo chiamare il 30% dei vincitori di ciascuna area, permetteranno anche ad altre Università di attrarre cervelli.

Le critiche mosse da diverse parti e soprattutto da Schiesaro non sono a mio parere condivisibili. Sostenere che le Cattedre Natta costituiscano «il più violento attacco all’autonomia dell’Università» mi pare uno slogan più che un’opinione ponderata. Certo, il presidente della commissione è scelto dalla Presidenza del Consiglio, ma su suggerimento del ministro dell’Istruzione e di diversi organi accademici (Anvur, Cnr, Rettori eccetera). Gli altri membri della commissione saranno poi selezionati dal presidente della commissione su una lista di venti indicata dall’Anvur. Inoltre, i giudizi delle commissioni dovranno anche basarsi su pareri di valutatori esterni indipendenti. Correzioni minime sarebbero sufficienti a presidiare ulteriormente le decisioni del Governo. Ad esempio, anche il presidente potrebbe essere selezionato tra una rosa di candidati proposti da organi accademici come Anvur, Cnr o Crui.

Non mi pare che il provvedimento sia di “palmare inutilità”, ossia che cattedre definite “del merito” bollino implicitamente il demerito del resto del sistema universitario e quindi scoraggino chi sta all’estero a fare domanda. Sarebbe certo auspicabile, come sostiene Schiesaro, modificare lo “stato giuridico” per tutti i docenti. E premiare in modo sistematico il merito di chi da anni lavora con passione e competenza nel sistema italiano. Tutto il sistema dovrebbe essere riformato. Ma le cattedre Natta sono neutrali rispetto a questo obiettivo più generale. Non lo ostacolano e anzi, se riescono a fare entrare personale di qualità, spostano il consenso dell’accademia a favore delle riforme.

Non é vero che «l’Italia dispone già di strumenti ben funzionanti per la chiamata di docenti dall’estero». I pochi a disposizione sono poco efficaci. Se Padova è riuscita a chiamare 21 nuovi docenti con procedura ordinaria, un nuovo strumento che rafforzi gli incentivi alla chiamata non fa altro che migliorare l’attrattività dei nostri Atenei. Non si capisce perché, secondo Schiesaro, il provvedimento «distrugge ma non crea» e limiti l’autonomia dei singoli Atenei. Ciascun Ateneo sarà libero di fare le sue scelte rispetto al pool di vincitori disponibili e pure di rifiutarli.

Difficile anche criticare la scelta di attivare le selezioni nell’ambito delle 25 classi dell’European Research Council (Erc) e sostenere che il numero di posti assegnati ad ogni classe rifletta obiettivi clientelari (si veda il sito Roars.it). Le classi dell’Erc sono facilmente identificabili da studiosi stranieri, che sarebbero ben più confusi dalla babele dei nostri settori scientifici disciplinari. E se lo Erc riesce a fare le sue selezioni, perché non si dovrebbe riuscire con le Natta? Certo, ci potrebbe essere necessità di correzioni al margine, dovute alla difficoltà di conciliare le classi Erc con i nostri settori scientifico-disciplinari (ad esempio l’area SH2 comprende sia settori di architettura che di diritto). Ma questo non significa che il criterio adottato sia da rigettare in toto.

In conclusione, il fatto che illustri studiosi usino distruttivamente il tiro ad alzo zero contro questa misura, invece di lavorar costruttivamente di fioretto, mi pare un altro indice grave di quanto sia maledettamente difficile riformare questo Paese.


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