Studenti e ricercatori

In Lombardia legge contro la fuga dei cervelli

di Sara Monaci

Una legge contro la fuga dei cervelli in salsa lombarda. Se a livello nazionale il governo ha messo a punto sgravi fiscali, a partire dal 2010, per far rientrare in Italia i nostri migliori ricercatori, la Regione Lombardia ha dato vita alla sua ambiziosa “versione” per non farli proprio uscire dai confini territoriali.

Ieri è stata approvata una nuova norma – con 54 voti bipartisan, 10 astenuti (del Movimento 5 Stelle) e nessun contrario – il cui obiettivo è quello di mettere in contatto il mondo dell’università con quello delle aziende usando una cabina di regia pubblica che dovrà essere costituita. Si tratta di un progetto sperimentale, primo in Italia, per il quale al momento vengono messi a disposizione 3,5 milioni, poi si vedrà: se i risultati saranno positivi l’ipotesi è rifinanziarla in modo permanente. Ecco come funziona. Se un’azienda avrà bisogno di un ricercatore altamente specializzato per affrontare un progetto o una ricerca avanzata può chiedere a questo futuro ufficio di raccordo regionale quale capitale umano le università lombarde possono mettere a disposizione. Una volta individuati i ricercatori adatti, il Pirellone cofinanzierà il progetto pagando in parte il ricercatore che andrà a lavorare dentro l’impresa. L’obiettivo è chiaramente quello di farlo entrare in contatto con il mercato del lavoro, magari facilitando un ingresso stabile nella stessa azienda.

Il meccanismo può funzionare a doppio senso: se un’impresa ha bisogno che un proprio addetto venga formato, potrà rivolgersi alle università lombarde trovando la specializzazione giusta fra le tante offerte. La legge porta la firma dell’assessore all’Università e ricerca Luca Del Gobbo. «Oggi il nostro mondo – ha detto – chiede il lavoro. Siamo consapevoli che per ricostruire i posti perduti la strada sia tutta in salita. Quindi investiamo nella più grande risorsa che abbiamo: l’uomo. Ce lo chiede lo stesso mondo delle imprese». I dettagli devono ancora essere messi a punto, dalla struttura della cabina di regia al tipo di contratto da applicare ai ricercatori. Intanto il Pirellone ricorda i dati del territorio lombardo: 7 miliardi all’anno di investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione, che hanno fatto nascere in un anno 1.369 start up, pari a un quinto del totale nazionale, con 191.000 brevetti nell’ultimo decennio.


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