Studenti e ricercatori

Borse di studio, l’errore nella domanda non fa perdere il diritto a ottenere altri incentivi

di Andrea Alberto Moramarco

Se lo studente commette un errore nella compilazione della domanda per la borsa di studio, calcolando in maniera errata il suo Isee, non può essere sanzionato con la perdita del diritto ad ottenere altre erogazioni per tutta la durata degli studi. Ad affermarlo è il Tar di Torino con la sentenza 1136/2016 con la quale i giudici amministrativi hanno annullato il provvedimento sanzionatorio disposto dall’Ateneo piemontese considerandolo eccessivo rispetto alla svista commessa dallo studente.

Il caso
Nella specie, l’Università di Torino aveva sanzionato con la perdita della riduzione delle tasse universitarie per l’anno accademico in corso e per quelli successivi, nonché con una sanzione pari al triplo rispetto dell’importo dovuto, un ragazzo che nella sua domanda di calcolo dell’Isee rivolta al Caf convenzionato con l’Università aveva errato nel reputarsi “studente indipendente”. Infatti, il ragazzo era in possesso del requisito della «residenza esterna all’unità abitativa della famiglia», da almeno due anni rispetto alla data di presentazione della domanda, ma non di quello del «reddito da lavoro dipendente» dichiarato da almeno due anni «non inferiore a € 7.502,00». Rivolgendosi al Tar lo studente impugnava il provvedimento ritenendo di non aver fornito dati falsi, ma semplicemente di aver errato nel calcolare il suo reddito, non considerando quello concretamente percepito per una locazione immobiliare che, di fatto, determinava il superamento della soglia reddituale.

La sanzione è sproporzionata
Ebbene, per i giudici, la sanzione irrogata dall’Ateneo pare spropositata rispetto allo sbaglio nella compilazione della domanda. Lo studente, infatti, non ha dolosamente celato la sua situazione reddituale, ma ha semplicemente considerato che il reddito da locazione percepito contribuisse a formare il suo reddito. Per il Collegio, inoltre, tale errore «avrebbe dovuto condurre sin dall'inizio al rigetto della domanda del ricorrente, così come formulata, […] e non alla concessione della riduzione delle tasse universitarie tout court, successivamente revocata con applicazione di una severa sanzione». Se, dunque, giusta appare la revoca dal beneficio per l'anno accademico cui si riferisce la domanda, del tutto irragionevoli risultano l'estensione della perdita del beneficio agli anni futuri e l'irrogazione della sanzione pecuniaria.


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