Pianeta atenei

Arrivano i paletti del Consiglio di Stato sulle super-cattedre della discordia

di Marzio Bartoloni

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Le super-cattedre della discordia. Queste sono diventate nelle ultime settimane le 500 cattedre «Giulio Natta» - dal nome del nostro ultimo e unico premio Nobel per la chimica - create dal Governo per attrarre i migliori cervelli nel mondo (compresi quelli italiani) con la chiamata diretta alla docenza e l’incentivo di uno stipendio più alto.

Il premier Renzi l’anno scorso quando presentò la manovra del 2016 dove c’erano le risorse (75 milioni) per far partire queste chiamate dirette le definì «cattedre speciali» per «un Paese più orgoglioso». Ma finora l’unico orgoglio che si è visto è stato quello “ferito” di una parte del mondo accademico che si è scagliato contro questo provvedimento accusato di attaccare l’autonomia universitaria e di creare docenti di serie A e di serie B. Nel mirino sono finite diverse norme del decreto che - va ricordato - ancora non è stato varato da Palazzo Chigi (essendo un Dpcm dovrà passare anche per il Parlamento) e che proprio venerdì scorso ha incassato il parere favorevole del Consiglio di Stato ma con molte «osservazioni» e «condizioni». Sotto la lente dei giudici di Palazzo Spada sono finiti proprio alcuni dei punti più contestati, come la nomina dei 25 presidenti delle commissioni che dovranno valutare i candidati e che di fatto saranno nominati dal Governo tra studiosi stranieri di chiara fama. Per i giudici si tratta di un vulnus all’autonomia del mondo universitario che non solo non è coinvolto nei processi di valutazione, ma nonè stato neanche consultato nella stesura del decreto. A chiedere di correggere il tiro è anche la Crui, la Conferenza dei rettori che nei giorni scorsi ha scritto al ministro parlando comunque di un’iniziativa che «va nella giusta direzione di premiare merito ed eccellenza». La palla per riportare al centro il merito - senza più ombre - spetta dunque al Governo. E il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha già ribadito più volte di essere aperta a «contributi migliorativi».


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