Pianeta atenei

Cancellato l’«avocat» se il titolo rumeno non risulta idoneo

di P.Mac.

Via libera alla cancellazione dall’albo degli avvocati stabiliti per l’«avocat» che ha conseguito il titolo in Romania, in una struttura che non risulta abilitata. Le sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza 22398) respingono il ricorso del legale che si era “abilitato” a Bucarest ma, ad avviso del Consiglio dell’ordine degli avvocati e del Consiglio nazionale forense aveva scelto l’organismo sbagliato. Il ricorrente contestava la cancellazione, fatta sulla base di informazioni avute dall’”associazione” riconosciuta come competente, che non era autorizzato ad esprimersi sulla “concorrenza”. L’avocat avanzava anche dei dubbi di costituzionalità per disparità di trattamento: il titolo, considerato non valido dall’ordine degli avvocati di Sassari, era idoneo in tutta Europa e in molte province italiane. Infine, il ricorrente sollecitava i giudici a proporre alla Corte di giustizia Ue una questione pregiudiziale, sull’interpretazione della normativa comunitaria relativa all’International market Information Sistem (Imi), sulla base del quale si é stabilito che l’unico organismo romeno abilitato a rilasciare titoli riconoscibili in ambito europeo, é la Unbr tradizionale e non l’associazione Unbr Bota che aveva rilasciato l’”abilitazione” al ricorrente.

Ma nessuna richiesta viene accolta. La Cassazione precisa che il Cnf, sulla base della documentazione acquisita e in particolare di una nota del ministero della Giustizia, che ha svolto gli accertamenti attraverso il Sistema di cooperazione tra le autorità degli Stati membri dell’Unione europea (Imi).

Indagini dalle quali è risultato che il titolo esibito non era valido ai fini dell’iscrizione all’albo speciale, perchè rilasciato da un organismo non competente. La Cassazione esclude la necessità di chiamare in causa i giudici di Lussemburgo, perché il Cnf non ha messo in discussione le norme comunitarie, recepite con il Dlgs n.96/2001. Disposizioni tese a facilitare l’esercizio della professione di avvocato in uno stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale, ma si è limitato a negare l’idoneità della struttura. Una conclusione raggiunta grazie alle informazioni prese da Via Arenula nell’ambito del sistema di cooperazione e verificate con l’accesso al sistema informatico dell’organismo dichiarato competente. Nel caso esaminato non si trattava dunque di interpretare la normativa comunitaria sul sistema di collaborazione tra stati, ma solo di stabilire il rilievo che, sul piano probatorio, assumono le informazioni che provengono da quell’organismo. Per le Sezioni unite le prove documentali sono valide. Nè, con un ricorso per cassazione, è possibile prospettare la violazione di una norma costituzionale per disparità di trattamento: il contrasto tra la decisione impugnata e i parametri costituzionali «deve essere portato ad emersione mediante l’eccezione di illegittimità costituzionale della norma applicata»


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