Studenti e ricercatori

Effetto Brexit sulle iscrizioni: calano del 9% gli studenti europei

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L’incertezza della Brexit inizia a pesare sulle università del Regno Unito. Le domande di
iscrizione dei cittadini di Paesi Ue agli atenei di sua maestà hanno subito su base annua un calo del 9%, legato al processo di uscita del Paese dall’Ue. È quanto emerge dai dati pubblicati da Ucas, l’ente che gestisce il sistema delle ammissioni, secondo cui siamo di fronte a una brusca flessione, anche se riguardante le iscrizioni con scadenza anticipata al 15 ottobre, in un settore che da anni era in pieno boom.

A pesare è soprattutto lo stato di incertezza in cui il governo di Londra ha lasciato i potenziali studenti dal continente garantendo solo fino al 2018 il diritto alla serie di benefit previsti dagli accordi europei. Particolarmente colpito da questo fenomeno è Cambridge, che ha visto una riduzione di domande del 14,1%: i dirigenti dell’ateneo si sono detti preoccupati per il clima di “grande incertezza” che viene percepita dalle aspiranti matricole in arrivo da molti Paesi europei, fra cui l’Italia. E i corsi più penalizzati nelle università del Regno sono quelli di medicina, col 16,1% di richieste in meno. Di sicuro, spiegano gli esperti, su questo ha
influito il fatto che il governo di Theresa May ha atteso fino all’11 ottobre prima di assicurare l’accesso ad agevolazioni e aiuti finanziari previsti dalle norme attuali per l’intera durata dell’anno accademico 2017-18. Secondo Nicola Dandridge, capo di Universities UK, si avrà un quadro più completo quando si chiuderà il periodo delle iscrizioni in gennaio. «Il calo
però mette in rilievo l’importanza di assicurare ai potenziali studenti la piena conoscenza delle rette e del sostegno finanziario molto prima di fare domanda», ha sottolineato
Dandridge. Se il governo conservatore da un lato cerca di impegnarsi affinché le sue grandi università siano capaci di attirare talenti da tutto il mondo e così restino in cima alle
classifiche internazionali, dall’altro la promessa di ridurre l’immigrazione, diventata priorità dopo la vittoria degli euroscettici nel referendum sulla Brexit, si ripercuote anche
nel fiorente settore dell’istruzione.
Di recente l'Economist ha accusato l'esecutivo di agire “in
modo insensato” rendendo la vita più difficile agli studenti
extra Ue. Tante, troppe le difficoltà che si incontrano
nell'ottenimento dei visti e il pagamento di rette e
sovrattasse. E nuove barriere sono state introdotte, come test
di ingresso più difficili in particolare per le università meno
blasonate. Il caso degli studenti indiani è emblematico: erano
passati dai 14600 del 2004 ai quasi 40 mila del 2011 per poi
crollare a 18 mila.


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