Studenti e ricercatori

Giannini difende il decreto sulle cattedre Natta: «Garantita l’autonomia agli atenei».

di Mar.B.

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Stefania Giannini difende in Parlamento il decreto sulle 500 cattedre Natta finito nel mirino di molte voci critiche anche del mondo accademico soprattutto per le procedure di selezione dei docenti da assumere per chiamata diretta senza procedure concorsuali e con la nomina diretta da parte del Governo dei presidenti delle commissioni che sceglieranno i vincitori. Ieri il ministro rispondendo alla Camera in un question time a una interrogazione dei M5S ha assicurato che il «principio sacro» dell’autonomia delle università viene garantita e che comunque nell’iter di approvazione del Dpcm - che ora dopo il Consiglio di Stato approderà in Parlamento per i pareri di rito - potrà essere fatto qualche correttivo. M5S non soddisfatta dalla risposta del ministro ha chiesto di affidare al Cun la nomina dei presidenti delle commissioni giudicatrici.

Il Fondo Natta
Il decreto detta le regole per dare vita al fondo Giulio Natta che ha come noto l’obiettivo di rendere di nuovo attraente il nostro Paese per i ricercatori, a partire dai vincitori dei prestigiosi grant europei dell’Erc (il Consiglio Ue della ricerca) a cui sono dedicati incentivi ad hoc nel Piano nazionale della ricerca . Il reclutamento con chiamata diretta come professori di prima e seconda fascia punta infatti a selezionare i migliori studiosi di elevato merito scientifico e di riconosciuta eccellenza nei percorsi individuali di ricerca. Le procedure di selezione avverranno prendendo a riferimento le 25 aree definite dall’Erc per le selezioni dei suoi grant. E saranno ispirate a meccanismi semplici e snelli: saranno costituite 25 commissioni per ognuna delle 25 aree guidate da un presidente - scelto tra studiosi di chiara fama che lavorano all'estero - affiancato da due commissari scelti tra docenti di prestigio delle nostre università. Stipendi più ricchi Agli atenei - proprio per invogliare i migliori studiosi a venire in Italia - sarà garantita la possibilità di inquadrare il professore chiamato in una classe stipendiale superiore

I chiarimenti del ministro
Il rispetto dell’autonomia universitaria, «principio sacro», è «garantito dalla facoltà che gli atenei hanno di chiamare o non chiamare, secondo le loro esigenze scientifiche e didattiche, eventuali vincitori di questa selezione straordinaria», ha spiegato ieri il ministro rispondendo, durante il question time, a un’interrogazione di M5S. La Giannini ha aggiunto che le finalità del provvedimento sono «chiare e difficilmente contestabili. Si tratta di una procedura straordinaria per accrescere l'attrattività e la competitività internazionale del sistema universitario italiano, che introduce nuove e importanti risorse scientifiche e la cui straordinarietà è garantita dal comma 208 della stessa legge» attraverso la deroga alle norme sul reclutamento dei professori universitari previste dalla legge 240/2010. E cioè l’abilitazione. Quanto al meccanismo di selezione dei presidenti di commissioni, Stefania Giannini ha assicurato che è improntato a «un principio trasparente» e di «massima condivisione internazionale». In ogni caso il provvedimento in questione – ha ricordato il ministro - è ora al vaglio del Consiglio di stato per il prescritto parere e poi sarà oggetto di dibattito parlamentare. E in quella sede - ha concluso - il ministero è «aperto ad accogliere eventuali suggerimenti, proposte che possano migliorare o comunque integrare» le disposizioni relative alla nomina delle commissioni.

La reazione dei Cinque stelle
«Secondo quanto previsto dal decreto del presidente del Consiglio i presidenti delle commissioni per la valutazione dei candidati saranno scelti in base alla lista presentata dal Ministro dell'Istruzione. Una procedura - spiega in una nota M5S - che suscita inevitabili preoccupazioni dal momento che l’assegnazione di incarichi pubblici avverrà attraverso la nomina diretta, ad opera della politica, derogando alle normali procedure per il reclutamento». «Siamo totalmente contrari rispetto a questa forte ingerenza che azzera il principio di terzietà nella scelta dei candidati. Per questa ragione - aggiunge la nota dei Cinque stelle - abbiamo proposto al ministro dell’Istruzione di ritirare il decreto e di dirottare le risorse disponibili sul ripristino del turnover al 100%. O, in alternativa, di modificare il Dpcm prevedendo che spetti al Cun (Consiglio Universitario Nazionale), organo terzo e altamente qualificato, il compito di nominare i presidenti delle commissioni per la valutazione dei candidati alla procedura di reclutamento prevista». «A questa richiesta - conclude la nota - il ministro Giannini ha risposto negativamente dimostrando ancora una volta che il governo di Matteo Renzi procede secondo una logica di occupazione e lottizzazione dalla quale non è escluso neppure il mondo universitario».


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