Studenti e ricercatori

Numero chiuso, dopo i ricorsi vinti iscrizioni in arrivo per 2mila matricole in più

di Benedetta Pacelli

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Il numero chiuso messo in ginocchio dalla giustizia amministrativa. Alla quota di aspiranti ai corsi ad accesso limitato, fissata ogni anno dai decreti ministeriali, infatti, si aggiunge ormai una percentuale di studenti ammessi a suon di ricorsi (vinti) davanti ai tribunali.
Solo negli ultimi giorni si parla di circa 2mila matricole che ingrosseranno le fila degli idonei a valere sull’anno accademico 2015/16. E, secondo le notizie degli ultimi giorni, altrettanti o quasi ne arriveranno per il 2016/17. L’ultima stoccata al sistema è arrivata da due dispositivi di pochi giorni fa del Tar Lazio (uno di merito 10248/16, il secondo cautelare) che, secondo un principio ormai consolidato, ha accolto il ricorso di aspiranti matricole escluse dalle graduatorie per un “semplice” vizio formale: la mancata sottoscrizione delle schede anagrafiche, accusando inoltre il Miur di aver chiuso gli scorrimenti delle graduatorie, lasciando posti vacanti.

Il vizio procedurale
A finire sotto accusa ancora è il sistema dei test di accesso inaugurato lo scorso anno proprio per evitare quelle irregolarità oggetto di contestazioni nelle selezioni precedenti. La procedura era stata strutturata secondo un sistema che prevedeva da una parte una scheda anagrafica, dall’altra una con i test. Per il Miur molte schede anagrafiche erano prive della firma del candidato, e quindi, secondo le norme, illegittime ai fini della validazione della prova. Non per il tribunale capitolino che già nel giudizio di primo grado aveva respinto l’errore, disponendo l'immediato inserimento dei candidati ai corsi, almeno fino al giudizio collegiale.

La sentenza del Tar
La posizione del giudice monocratico è confermata anche in fase di merito con una sentenza che non lascia spazio a dubbie interpretazioni. Secondo il Tar, infatti, non solo la sottoscrizione della scheda non è prevista da nessuna disposizione legislativa, ma seppure fosse, «all’assolvimento dell'adempimento relativo alla mancata sottoscrizione dei dati contenuti nella scheda anagrafica, pur obbligatoriamente previsto a carico del candidato per le finalità già evidenziate, deve essere riconosciuto un mero rilievo di irregolarità formale». Così come del resto, aggiunge il Tar, ha confermato anche il Consiglio di stato «seppure in sede cautelare». Ma il Tribunale va anche oltre, giacché dall’accoglimento di questo ricorso deriva anche l’annullamento del Dm 50/02/16 nella parte in cui decreta la chiusura delle graduatorie «per tutti i ricorrenti che hanno riportato un punteggio che già ab origine, o comunque in virtù degli scorrimenti effettuati fino alla stessa, debba considerarsi utile ai fini dell'inserimento nelle originarie graduatorie presso la sede prescelta, dalle quali i ricorrenti sono stati esclusi esclusivamente a causa della mancata sottoscrizione delle schede anagrafiche». In questo modo il Miur è obbligato a riaprire le graduatorie e a farle scorrere fino alla copertura totale dei posti messi a bando, compresi quelli inizialmente riservati agli studenti extracomunitari non residenti. «Grazie a questa vittoria più di 1000 studenti saranno iscritti regolarmente nella facoltà che avevano scelto per il proprio futuro», ha commentato Elisa Marchetti coordinatrice dell'Unione degli universitari (Udu). Avevamo chiesto in ogni modo possibile al Miur di rivedere il Dm 546/2016 nella parte riguardante l’annullamento della prova per mancata sottoscrizione della scheda anagrafica. A questo punto riapra le graduatorie dello scorso anno e reinserisca in graduatoria chi non aveva sottoscritto la scheda anagrafica nel 2016».


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