Studenti e ricercatori

Il menù per gli atenei: «student act», fondi ai dipartimenti e 3mila euro ai ricercatori

di Marzio Bartoloni

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La manovra per il 2017 riserva un menù pieno di ingredienti per il pianeta delle università. C’è innanzitutto lo «student act» che introduce una no tax area in base al reddito (sotto i 13mila euro di Isee) per gli studenti e conferma, dopo l’anno scorso, i 50 milioni in più per il diritto allo studio. In pista anche 400 super borse da 15mila euro per gli studenti più meritevoli. Ci sono poi - dal 2018 - circa 270 milioni per i migliori dipartimenti che potranno spendere queste risorse per la ricerca e per assumere nuovi cervelli. E sempre per i ricercatori, almeno per quelli con buone performance nella ricerca, ci sarà un “bonus” da 3mila euro da spendere per le proprie attività di formazione e aggiornamento.

Le misure principali
Lo student act ruota intorno all’introduzione di una no tax area per gli studenti con redditi bassi: la soglia è fissata a 13mila euro di Isee. Chi non la supera non pagherà tasse universitarie anche se per avere diritto all’esenzione totale dovrà dimostrare di aver raggiunto un certo numero di crediti. Chi invece si trova sopra questa soglia ma non supera quella più alta di 25mila euro (in un primo momento l’ipotesi era a 30mila) pagherà invece proporzionalmente al reddito in base a una percentuale (dovrebbe essere l’8%) della quota di Isee eccedente i 13mila euro. Le super borse di studio da 15mila euro «per il merito e la mobilità» - la cui assegnazione avverrà per bando e la cui gestione dovrebbe essere affidata  alla ex Fondazione per il merito mai decollata che ora si chiamerà «Fondazione articolo 34» - potranno essere richieste da chi non ha redditi alti (uguali o inferiori a 20mila euro di Isee) e con volti alti, sopra l’8 già nel penultimo e terzultimo anno. A cui si aggiungeranno anche i punteggi delle prove Invalsi. Infine per la ricerca sono previsti circa 270 milioni da assegnare ai 180-200 migliori dipartimenti - ognuno potrà conquistare 1,3 milioni - con le migliori performance scientifiche calcolate in base alle pagelle dell’Anvur. Fondi che potranno essere utilizzati per il reclutamento di ricercatori di tipo b e per le chiamate di professori. Sempre in base a un indicatore di performance ogni ricercatore in servizio a tempo pieno nelle università statali potrà usufruire di un bonus da 3mila euro.

Giannini: «Sono molto soddisfatta», studenti critici
«Sono molto soddisfatta per le misure approvate che investono su giovani e capitale umano, anche attraverso il pacchetto Industria 4.0», ha detto venerdì sera il ministro Stefania Giannini subito dopo il via libera di Palazzo Chigi. «Per il diritto allo studio c’è un evidente salto di qualità, con risorse fresche per garantire ai meritevoli ma privi di mezzi l’accesso ai percorsi universitari. Come prevede la nostra Costituzione. In particolare - prosegue il ministro - stabilizziamo l'incremento del fondo per il diritto allo studio, prevediamo una no tax area per i redditi bassi e borse specifiche per studenti particolarmente meritevoli, che accompagneremo lungo il loro percorso universitario». «Valorizzeremo - continua Giannini - i migliori dipartimenti universitari con fondi aggiuntivi che saranno in gran parte destinati all’assunzione di ricercatori. Daremo più fondi agli Enti di ricerca e una “dote” aggiuntiva ai ricercatori universitari da spendere per le loro attività». Chiedono di più gli studenti che bocciano «misure spot» come le super borse e i 500 euro ai diciottenni. Per la Rete degli studenti e l’Unione degli universitari sono necessari «investimenti strutturali». «La legge di stabilità certamente contiene degli aspetti interessanti, come l’aver stabilizzato 50 milioni in più nel Fondo integrativo statale: una misura sicuramente positiva, ma timida - dichiara Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Udu - molto difficilmente queste risorse aggiuntive potranno bastare per eliminare la figura dello studente idoneo non beneficiario di borsa di studio».


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