Studenti e ricercatori

Decreto enti di ricerca, Inguscio (Cnr) chiede vincoli meno stringenti per le assunzioni 

di Mar.B.

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Il decreto sulla semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca «era partito con aspettative molto più ampie», ma «comunque è positivo perché riconosce agli enti di ricerca una propria peculiarità nella pubblica amministrazione». Ne è convinto Massimo Inguscio, presidente del Cnr e del Coper, la Conferenza dei presidenti degli enti pubblici di ricerca ascoltato ieri in Parlamento. Un’audizione durante la quale il numero uno del Cnr ha chiesto che nel tetto alle spese del personale, fissato all’80% oltre il quale scatta lo stop alle assunzioni, siano considerati tutti i fondi non solo quelli trasferiti dallo Stato.

Le richieste di una maggiore flessibilità soprattutto sulle assunzioni arriva da Inguscio durante l’audizione informale alle commissioni riunite Cultura di Camera e Senato come presidente del Cnr e del Coper , nell’ambito dell'esame dello schema di decreto legislativo sul tema approvato in via preliminare dal consiglio dei ministri il 25 agosto, che punta ad aumentare l’autonomia degli Epr (21 in tutto, di cui 14 vigilati dal Miur) grazie a uno snellimento della burocrazia, a una maggiore autonomia nella gestione del budget e nell’assunzione del personale. Inguscio ha chiesto innanzitutto un aumento del Foe, il fondo ordinario di finanziamento degli enti, e vede con favore uno sblocco del turn-over. Lo schema di decreto prevede che nel caso il rapporto delle spese di personale sia pari o superiore all’80% del bilancio l’ente non può procedere all'assunzione di personale, bloccando di fatto l’ingresso di nuove risorse umane. «È utile e importante - ha detto Inguscio - che ci sia un vincolo dei costi del personale rispetto al trasferimento da altri ministeri. Un ente non si deve giocare tutti suoi finanziamenti per pagare stipendi», però «la criticità vera è che il Foe si è ridotto negli anni scorsi. Un riaumento sarebbe auspicabile». Poi, insiste Inguscio «bisogna tenere conto che gli Enti vivono anche di finanziamenti che arrivano da altre parti, come dall'Unione europea. Quindi consideriamo pure gli altri fondi nel calcolo dell’80%, certamente in maniera accorta». Fondi grazie ai quali «ci sono enti che di fatto nel loro bilancio raddoppiano le entrate».


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