Studenti e ricercatori

Effetto Brexit (per ora) scongiurato, resistono le agevolazioni per gli studenti europei

di Mar.B.

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Il Governo britannico ha annunciato che anche gli studenti europei che entreranno nelle università britanniche nell'anno accademico 2017-18 continueranno a godere delle agevolazioni sui prestiti e sui sussidi per tutta la durata del loro corso, quindi anche se nel frattempo la Gran Bretagna avrà lasciato la Ue. L’annuncio giunge dopo i tanti dubbi sollevati sul futuro post-Brexit delle agevolazioni offerte agli studenti universitari Ue, finora uguali a quelle concesse agli studenti britannici e che hanno favorito la forte presenza di universitari europei in Gran Bretagna. Si tratta, inoltre, di un segnale 'soft' sulla Brexit che giunge da Londra a poca distanza dalle dichiarazioni della premier Theresa May, favorevoli invece a un divorzio 'duro' dalla Ue.


Sospiro di sollievo per gli studenti dei Paesi Ue, tra i quali tantissimi italiani, che frequentano o sperano di frequentare l’università in Gran Bretagna malgrado le incognite sulla Brexit prossima ventura. Il governo di Londra ieri si è impegnato solennemente a garantire, a chiunque sia intenzionato a far domanda per l’anno accademico 2017-18,
l’accesso ad agevolazioni e aiuti finanziari previsti dalle norme attuali per l’intera durata del corso. La rassicurazione per certi versi appare un po’ scontata, visto che per ora - e almeno fino al 2019, dati i tempi negoziali prefissati - il regno continua a far parte dell’Unione ed è tenuto a rispettarne le regole. Ma ha una valore se non altro poiché si estende per un triennio o un quadriennio: quindi oltre il termine del possibile divorzio definitivo. Soprattutto sembra voler essere tuttavia un segnale politico conciliante, dopo le polemiche suscitate dalla recente sparata (poi rimangiata) della ministra dell’Interno, Amber Rudd, su ipotetiche pressioni da imporre sulle aziende del Paese per rendere noti i numeri dei lavoratori stranieri assunti “a scapito” di reali o immaginari pretendenti isolani. Un segnale che arriva nel giorno in cui, peraltro, i ministri degli Esteri e della Brexit, gli euroscettici Boris Johnson e David Davis, hanno ribadito seccamente il no alla richiesta di un gruppo di deputati di ogni schieramento, incluso qualche dissidente Tory, d'un voto preventivo del parlamento sul tipo di negoziato destinato a scattare di qui a qualche mese con Bruxelles per formalizzare l’addio al Club dei 28. Negoziato, che, come confermato ieri dalla stessa premier Theresa May, il governo intende invece far partire d'autorità, secondo le sue prerogative, attivando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona “entro marzo”. E consentendo solo in seguito a Comuni e Lord di verificarne l’iter, senza il potere di mettere in discussione la volontà popolare espressa dal referendum del 23 giugno.

Avanti a tutto vapore verso la Brexit, dunque, a dispetto dei patemi della sterlina, di nuovo ai minimi storici su dollaro ed euro. Ma perlomeno non senza offrire almeno qualche garanzia ai cittadini Ue che già risiedono Oltremanica. A cominciare dagli studenti, appunto: fonte nel complesso di lustro e di ricchezza per il sistema universitario e per il Paese in genere, con circa 430.000 nuove iscrizioni dall’estero ogni anno e quote che, stando ai dati di «The Complete University Guide», sfiorano il 20% a Oxford e Cambridge, superano il 40% all’Imperial College o alla London School of Economics, e si attestano addirittura a quasi il 60% a Buckingham. «Il governo britannico - come si legge nella nota diffusa ieri dall’ambasciata di Londra a Roma - informa che gli studenti dell’Unione europea che intendono fare domanda per un corso di laurea presso un’università o altro istituto del Regno Unito per l’anno accademico 2017-18 continueranno a poter beneficiare, da oggi e per tutta la durata dei loro corsi di studio, dei prestiti e delle sovvenzioni messi a disposizione degli studenti comunitari». Un modo per dire che non vi saranno sorprese neanche nel caso in cui il regno dovesse «nel frattempo completare le procedure per l’uscita dall’Ue». Si tratta del resto di garantire stabilità e certezze pure agli atenei medesimi, come il comunicato riconosce. Senza dimenticare - e lo sottolinea il sottosegretario all’Università, Jo Johnson, fratello di Boris - «l’importante contributo che gli studenti internazionali danno» alla realtà accademica britannica e al suo prestigio nel mondo. In un Paese che, se mai chiudesse davvero le porte, si ridurrebbe alla dimensione di un'isola di media grandezza sospesa fra il continente e l’Oceano.

La decisione di mantenere le agevolazioni - ha spiegato il ministro dell'Università e della Ricerca Jo Johnson - “permetterà alle università di avere certezza sui loro futuri finanziamenti e di rassicurare gli studenti che intendono fare domanda per entrare in un'università britannica sul fatto che i termini del loro finanziamento non cambieranno durante la durata dei loro studi in Gran Bretagna”. Già a giugno il Governo britannico aveva rassicurato sul fatto che gli studenti Ue che già frequentano un'università britannica o che iniziano nel 2016-17 continueranno ad avere accesso alle agevolazioni previste. Il Governo britannico, come è noto, offre agli studenti britannici e Ue un prestito di 9.000 sterline l'anno a tassi agevolati che va a coprire il costo delle tasse universitarie.


© RIPRODUZIONE RISERVATA