Studenti e ricercatori

La formazione acquista qualità

di Benedetta Pacelli

Formazione e-learning con il bollino di qualità. Inizialmente appannaggio esclusivo delle università telematiche, per anni considerata di serie B, la metodologia alternativa all’insegnamento frontale ha il suo momento di riscatto, tanto da essere utilizzata da un numero crescente di atenei tradizionali che ne usufruiscono anche per integrare la didattica in presenza.

Ma questa formazione, che ha catalizzato l’attenzione degli atenei più quotati a livello internazionale, continua a far discutere sul suo impiego e le sue potenzialità. Non è un caso che dal Ministero dell’istruzione e università siano arrivati i primi paletti finalizzati a raggiungere un obiettivo preciso: assicurare una formazione e-learning di qualità. Una stretta che impatta naturalmente non solo sugli atenei tradizionali ma, indirettamente, su quelli telematici che per vocazione sono i primi erogatori di e-learning. E saranno proprio loro i destinatari diretti del futuro pacchetto di norme, su cui stanno lavorando l’Agenzia di valutazione del sistema universitario (Anvur) e il Ministero dell’istruzione, in arrivo nelle prossime settimane, che stringerà maggiormente il cerchio dei requisiti minimi necessari per il loro accreditamento.

Il futuro dell’e-learning

Le novità principali per chi eroga formazione a distanza sono contenute nel recente decreto ministeriale sulla programmazione triennale (Linee generali d’indirizzo della programmazione delle Università 2016-2018 e indicatori per la valutazione periodica dei risultati) pubblicato in Gazzetta ufficiale n.222 del 22 settembre 2016 che fissa, per la prima volta, il principio secondo il quale i corsi di laurea che prevedono particolari attività pratiche, di tirocinio o laboratori di alta specializzazione non possono essere erogati in modalità telematica, se non in convenzione con atenei tradizionali, o in alcuni casi autorizzati dal Consiglio universitario nazionale con soggetti esterni qualificati, che certifichino la possibilità effettiva di utilizzare strutture adeguate al conseguimento degli obiettivi formativi dichiarati.

Il provvedimento, quindi, mentre fissa nero su bianco quali tipologie di corsi possono erogare gli atenei, cioè convenzionali (in presenza), misti (con modalità telematica non superiore ai due terzi) prevalentemente a distanza e integralmente a distanza, alza l’asticella per questo tipo di formazione da cui esclude chiaramente l’intera fetta dei corsi a ciclo unico (medicina, architettura e professioni sanitarie).

In sostanza, ha spiegato Marco Abate membro del Consiglio universitario nazionale, l’organo che ogni anno si occupa di passare al vaglio gli ordinamenti didattici degli atenei, «d’ora in poi quei corsi di studio i cui ordinamenti prevedono particolari tirocini, attività pratiche, sperimentali, di laboratorio o di progetto da svolgersi in presenza, non potranno mai essere offerti in modalità integralmente a distanza, e potranno, invece, essere erogati in modalità mista o prevalentemente a distanza solo se l’ordinamento contiene una dichiarazione del Nucleo di valutazione oppure una convenzione con qualificati enti esterni che certifica la disponibilità di strutture adeguate. E questo impatta anche sulle università telematiche perchè si applica a tutti i corsi di studio».

Nel frattempo, comunque, l’e-learning dai “soli” corsi di laurea, debutta anche per la formazione accademica superiore, quella dei master. Uno degli esempi è il master Flex Emba del Politecnico di Milano, il primo nel suo genere che si basa sulla modalità digital learning e che consente di acquisire le stesse competenze e lo stesso diploma di chi si forma negli Executive Mba tradizionali, beneficiando però dei vantaggi offerti dalle tecnologie digitali. Non è un caso che il master sia stato selezionato come uno dei 3 Mba digitali più innovativi al mondo da parte di una giuria qualificata di Amba, Association of MBAs, l’associazione internazionale che certifica gli standard qualitativi dei programmi dei Master in Business Administration.

Ma, al di là delle eccellenze, alla formazione a distanza, in particolare quella erogata dalle università telematiche si chiede sempre di più. Anche a fronte dei numeri. Il sistema, infatti, che dalla sua nascita (2003) è proliferato in maniera rapidissima, seppur bloccato da norme ministeriali che hanno impedito la nascita di nuovi atenei, ha continuato ad attrarre sempre più studenti.

Il 70% degli iscritti secondo i dati forniti dall’Agenzia nazionale di valutazione (Anvur) arriva da un percorso di studi di un ateneo tradizionale. Nel complesso le università telematiche hanno continuato a macinare iscritti: nel 2014-15 hanno immatricolato circa 5.500 studenti (il 2% del complesso degli immatricolati), raggiungendo circa 64 mila iscritti (4% del totale), con una crescita di circa il 60% negli ultimi 5 anni. Nello stesso periodo le università tradizionali, invece, hanno visto ridursi i propri iscritti del 7,4%. Infatti, mentre il numero degli immatricolati agli atenei tradizionali è diminuito ininterrottamente dal 2006, le università telematiche dopo una riduzione nel 2012 e 2013 (rispetto al picco raggiunto nel 2011) hanno ripreso a guadagnare studenti.

Una qualità quindi sempre più necessaria anche all’indomani dei primi report sulle visite in loco per l’accreditamento periodico effettuate dall’Anvur.

I risultati disponibili per ora solo per tre atenei, Niccolò Cusano, Unitelma Sapienza, Università telematica internazionale uniNettuno, infatti riportano accanto a dati positivi, un giudizio nel complesso «condizionato circa l'Accreditamento Periodico sulla Sede». Secondo il dossier appena consegnato dall'Anvur, infatti, queste università saranno accreditate per un determinato lasso temporale (alcune per 24 mesi) e poi dovranno introdurre modifiche o integrazioni per superare le criticità riscontrate dalla valutazione.


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