Studenti e ricercatori

Accreditamento verso regole più stringenti

di Mar. B.

È un primato tutto italiano quello delle università telematiche.

Nel nostro Paese se ne contano ben undici, alcune con almeno 10 anni di anzianità alle spalle. Ora per queste realtà che rispondono a una necessità formativa ben presente in Italia e scelta da quasi 60mila iscritti – con 5mila matricole all’anno - potrebbe arrivare un esame di maturità. Il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca insieme all’Anvur – l’Agenzia che valuta la qualità della ricerca e degli atenei – sta lavorando a un possibile decreto che dovrebbe rivedere i requisiti per l’accreditamento di questi corsi. L’obiettivo è alzare l’asticella della qualità fissando alcuni paletti minimi da rispettare per attivare i corsi che vengono erogati on line (anche se gli esami – va ricordato - si fanno dal vivo). Requisiti che non saranno gli stessi previsti per gli atenei tradizionali. Ma comunque avranno il compito di garantire e rendere omogenei per tutti alcuni standard e comportamenti virtuosi che in alcune università già ci sono. Il fatto è che oggi la mappa dell’offerta di questo fronte della formazione terziaria è molto frastagliata. È il caso a esempio del corpo docente e dei ricercatori a disposizione degli atenei telematici. C’è chi ha deciso di investire di più nell’assunzione di professori di ruolo e chi ha invece scelto la flessibilità con contratti a tempo determinato per i propri docenti e ricercatori. Le regole allo studio dovrebbero intervenire innanzitutto su questo punto, fissando un minimo standard di docenti e ricercatori di ruolo che dovranno dimostrare anche di fare un po’ di attività di ricerca. Altro requisito allo studio è la definizione di una soglia minima di studenti per ogni corso attivato. Se i corsi di giurisprudenza, economia e statistica vanno a gonfie vele per numero di iscritti così non è per altri corsi on line che contano poche decine di studenti. Da qui l’intenzione di intervenire con la possibile determinazione di un numero minimo di iscritti per poter attivare i corsi.

Il compito principale delle nuove regole sarà comunque quello di mettere ordine alla pioggia di interventi normativi che si sono succeduti negli anni. La storia delle università telematiche comincia con la finanziaria del 2003 che annunciava le norme per la loro istituzione: il decreto Moratti-Stanca, dai nomi dei ministri dell’Istruzione e dell’Innovazione di allora, puntualmente arrivò qualche mese dopo disciplinandone l’architettura. Ma da allora sono seguiti mini interventi attraverso diversi decreti ministeriali fino al 2013 quando una commissione di studio del Miur ha chiesto una revisione della materia (con l’adozione di un regolamento che è atteso dal 2006). Che sia arrivato il momento di questo nuovo inizio per le telematiche lo si saprà tra qualche settimana quando il ministero, con l’aiuto dell’Anvur, proverà a rimettere mano alla materia, sperando di fissare un punto fermo.


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