Studenti e ricercatori

Università, ricerca e lavoro: come attrarre i «cervelli»

di Giorgio, Barba Navaretti

Il saldo migratorio è il crudo conto della desiderabilità di un paese per i propri cittadini. Per gli Italiani è negativo e continua a decrescere. La differenza tra i rimpatri (reinscrizioni all'anagrafe) e le partenze (cancellazione) è precipitato da circa meno 11.000 a meno 60.000 tra il 2010 e il 2015, secondo la Fondazione Migrantes. Dall'inizio della crisi abbiamo perso diversi punti di Pil, un quarto dell’industria e circa 150.000 cervelli. Ancora peggio se si considera che c’è una composizione diversa tra chi parte (più giovane e con maggiore istruzione) e chi rientra.

Perché ci dobbiamo preoccupare? Se i giovani italiani, sono capaci di trovarsi un buon posto nel modo, come studenti o come lavoratori, il paese non ne guadagna? Per definizione il mercato globale è più ampio e ricco di opportunità di quello nazionale. La questione non è così semplice, né ci porta ad essere ottimisti. Il punto non è che il mondo è più grande e vario, ma che è meglio lavorare e studiare all'estero che in Italia. Il saldo è negativo, soprattutto per le professioni qualificate e per gli studenti, perché ha poco senso ritornare

E passi che le nostre università e le nostre aziende non riescano ad attrarre gli stranieri. Ma il fatto che siano gli italiani ad avere un saldo negativo e preferiscano comunque starsene fuori, coloro che per radici sono legati al proprio paese, coloro che probabilmente sono emigrati riluttanti, è un segno davvero grave.

Che fare? Rendere l'Italia attrattiva agli italiani e avvicinare gli stranieri qualificati deve essere parte dello stesso disegno di rafforzamento e riqualificazione del capitale umano. Primo, rafforzare l’apertura internazionale degli Atenei per i ricercatori. L’Università italiana, nonostante le agevolazioni fiscali per il rientro dei cervelli, nonostante misure assai utili come le future cattedre Natta, non è in grado di presentarsi sul mercato accademico internazionale con proposte abbastanza competitive per attrarre buoni ricercatori. Le procedure dei concorsi, i salari bloccati, la lentezza delle carriere rendono quasi impossibile il raggiungimento di questo obiettivo. Questo scoraggia i migliori ricercatori italiani e tiene alla larga gli stranieri.

Secondo, attrarre studenti internazionali. I corsi in lingua inglese sono pochi, le risorse per potenziarli ancora meno. Non solo la Gran Bretagna, ma l'Olanda, la Francia e la Spagna hanno creato programmi internazionali competitivi in inglese orientati agli studenti stranieri, che hanno una fortissima capacità di attrazione. Le rigidità dei programmi e della burocrazia universitaria, spesso ci impedisce di fare altrettanto.

E a parte l’Università, terzo, il mercato del lavoro ancora ha vincoli profondi. Forse, soprattutto, si dovrebbe aggiungere uno sforzo significativo per ridurre il cuneo fiscale e contributivo per i lavori qualificati. Ai livelli attuali per le aziende e le istituzioni è molto difficile offrire remunerazioni competitive. Basta pensare che il costo aziendale per offrire un salario netto di 75.000 euro supera i 200.000. E domanda e offerta di talenti così non si incontreranno mai.


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