Studenti e ricercatori

Retromarcia di Bruxelles: gli assegnisti possono tornare a lavorare nei progetti di Horizon 2020

di Marzio Bartoloni

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Da Bruxelles - dopo un lungo pressing del Miur - arriva una volta tanto una buona notizia: assegni di ricerca, collaborazioni coordinate e continuative, collaborazioni a progetto saranno considerati nuovamente costi ammissibili per le rendicontazioni dei progetti di Horizon 2020. L’esclusione che era stata paventata dalla Commissione Ue avrebbe penalizzato l’Italia nella competizione per i fondi europei, con una perdita stimata di 1,7 miliardi. Per i giovani ricercatori dell’Adi - l’associazione dei dottori e dottorandi italiani - il risultato ottenuto dal Miur è un «escamotage» che darà un «sollievo momentaneo» senza cambiare «la condizione emergenziale vissuta da migliaia di giovani ricercatori italiani».

Il braccio di ferro con Bruxelles
La vicenda nasce da un documento pubblicato dalla Commissione Ue pubblicato a ottobre del 2015 in cui si stabiliva che gli assegni di ricerca - e con questi i co.co.co. e co.co.pro. (quest’ultimi però superati dal Jobs act) - in pratica non potevano partecipare ai progetti di ricerca europei del programma Horizon 2020 che mette sul piatto quasi 80 miliardi da qui ai prossimi cinque anni. La Commissione contestava, per questi tipi di contratto, l’assenza di tre elementi essenziali per poter essere considerati costi di personale secondo i criteri stabiliti dal «Model grant agreement» di Horizon 2020: la subordinazione formale a un responsabile del progetto, un numero di ore lavorative stabilite contrattualmente e lo svolgimento dell’attività presso la sede del beneficario del finanziamento. Tre punti che sono stati smontati dai tecnici del Miur che hanno dimostrato alla Commissione Ue che i contratti contestati sono tipologie lavorative parasubordinate che comportano di fatto un orario di lavoro, una supervisione del responsabile della ricerca e lo svolgimento dell’attività presso la sede del beneficiario. La Commissione ora procederà nei prossimi giorni a una modifica del «Model grant agreement» nel quale verrà meno l’obbligo del lavoro sotto supervisione per giustificare la spesa come costo del personale.

I giovani ricercatori restano critici
Per l’Adi la riammissione di assegni di ricerca, co.co.co e co.co.pro. tra le spese rendicontabili potrà consentire a molti giovani (e precari) ricercatori di prolungare la loro attività, ma allo stesso tempo «manifesta una preoccupante assenza di volontà da parte del Governo di intervenire in maniera sistematica per ridefinire la filiera del reclutamento accademico». «Un intervento di questo tipo dovrebbe partire proprio dal superamento delle figure originariamente (e giustamente!) dichiarate inammissibili dall'Europa, figure caratterizzate da un trattamento stipendiale indegno, prive di diritti e di tutele previdenziali», ha spiegato ieri in un comunicato l’associazione che riunisce dottori e dottorandi di ricerca. Che si chiedono ora se la mediazione del Miur non rappresenti che «il de profundis per ogni proposito di riforma del pre-ruolo tanto sbandierato da alcuni ambienti del Governo». Il riferimento in particolare è ad alcune proposte di riforma avanzate dal Pd per rivedere e semplificare le figure pre ruolo eliminando il precariato provocato dalla riforma Gelmini. Proposte che per ora non hanno ancora trovato attuazione.


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