Studenti e ricercatori

Super borse di studio e «no tax area», si apre il cantiere della manovra

di Marzio Bartoloni

Il rinnovo anche per il prossimo anno del bonus cultura da 500 euro per i diciottenni, 50 milioni per il diritto allo studio, la possibile introduzione di una «no tax area» per chi si iscrive all’università per cercare di frenare l’emorragia di immatricolazioni e in più delle «super borse» di studio per i ragazzi di talento e bisognosi - segnalati dalle scuole - in grado di coprire tutte le spese di un intero anno accademico: dalle tasse fino al vitto e all’alloggio. Ogni studente meritevole incasserebbe infatti un “grant” da 10-15mila euro grazie ai suoi buoni voti, ma non basterà il voto di maturità: si valuteranno le performance anche degli anni passati ricorrendo nel caso anche a un test prima della fine dell’ultimo anno di scuole superiori.

Sono questi i capitoli principali di un pacchetto di misure che valgono 500 milioni destinate a giovani e giovanissimi che farà il suo ingresso nella prossima legge di bilancio. Uno «student act» - questo il nome a cui sta pensando il Governo - con il quale il premier vuole dare un nuovo segnale a chi in questi anni ha sentito tutto il peso della crisi. Come certificato ieri dall’Ocse il nostro Paese si conferma la patria dei «Neet». In Italia oltre un terzo dei giovani tra i 20 e i 24 anni di età non lavora e non studia e in 10 anni la loro percentuale è aumentata più che negli altri Paesi (+10 punti). L’addio agli studi deriva anche dal fatto che sempre più spesso l’università non è più considerata un’opzione attraente per entrare sul mercato del lavoro. E se a questo si aggiunge il fatto che le tasse universitarie sono crescite mentre le borse di studio sono calate (solo uno studente su cinque ne usufruisce) ecco che si capisce perché negli ultimi anni c’è stato un crollo delle immatricolazioni .

Nasce anche da qui l’idea di una serie di misure per invertire questo declino: a cominciare dai 50 milioni in più da destinare al Fondo integrativo statale per il diritto allo studio, un rifinanziamento (già previsto l’anno scorso) fa salire le risorse a 220 milioni totali anche per il 2017. Allo studio del Governo c’è anche l’introduzione di una «no tax area» che scatterebbe con un Isee dello studente e della sua famiglia tra i 12 e i 15mila euro. La misura che esenterebbe dalle tasse universitarie i redditi più bassi non è però semplice anche perché sarà necessario rimborsare gli atenei dei mancati introiti. Tra le ultime novità c’è poi l’idea di assicurare già dal prossimo anno accademico delle super borse di studio da 10-15mila euro da assegnare agli studenti più meritevoli e provenienti da famiglie con bassi redditi. Le borse di studio ordinarie arrivano oggi al massimo a 4mila euro l’anno. Con questi “grant” più cospicui - che si concretizzerebbero in assegni da spendere per coprire i costi - si vuole aiutare gli studenti di talento a portare a termine gli studi senza pesare sui bilanci delle famiglie.

Palazzo Chigi sta infine pensando anche a un fondo premiale per i dipartimenti universitari migliori: le risorse in più andrebbero alle strutture accademiche che hanno conseguito i risultati migliori nella pagelle di valutazione dell’Anvur. Un premio al merito che va nella scia delle 500 «cattedre Natta» previste dalla stabilità dell’anno scorso per consentire agli atenei di chiamare a insegnare i migliori cervelli italiani e non. Il Dpcm che prevede il bando è in rampa di lancio in questi giorni: l’obiettivo è far partire le chiamate entro fine anno.


© RIPRODUZIONE RISERVATA