Studenti e ricercatori

Effetto crisi sugli studi universitari: più abbandoni, ma anche laurea in tempi più brevi

di Mar.B.

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La crisi è entrata anche nelle aule degli atenei. Lasciando un segno in profondità. Negli ultimi 10 anni sono calate le immatricolazioni in linea con la flessione dei redditi e anche con l’indebolimento del sostegno agli studi. Ma tra gli effetti sugli studenti e le loro famiglie provocati dello shock economico che ha investito anche l’Italia ci sono anche l’aumento dell’abbandono degli studi universitari così come una maggiore attenzione alla loro durata. Queste alcune delle considerazioni contenute in uno studio appena pubblicato dalla Banca d’Italia su «Immatricolazioni, percorsi accademici e mobilità degli studenti italiani».

I ritardi italiani e la crisi
«L’Italia- avverte Bankitalia nello studio pubblicato in «Questioni di economia e finanza» - ha pochi laureati nel confronto internazionale, perché più bassa è la probabilità di avviare gli studi universitari e più bassa è anche quella di completarli». Nell’ultimo decennio - spiega lo studio - le immatricolazioni sono calate, nonostante la ripresa degli ultimi due anni. Su questo trend ha pesato il venir meno di alcuni effetti della riforma del 3+2, che aveva alimentato un temporaneo aumento degli studenti adulti con esperienze di lavoro, in Italia strutturalmente molto pochi. Il calo ha però coinvolto anche i più giovani, per i quali ha pesato soprattutto la debole dinamica demografica e l'aumento dell'incidenza dei giovani immigrati, i cui tassi di immatricolazione sono molto più bassi della media. Per Banca d’Italia il ritardo di scolarizzazione terziaria dell’Italia dipende in misura pressoché identica da tre fattori: un minore tasso di immatricolazione dei neo-diplomati; un più basso tasso di
immatricolazione degli adulti; un più elevato tasso di abbandono. Le immatricolazioni sono diminuite soprattutto negli atenei del Mezzogiorno, anche per un’accresciuta propensione tra gli immatricolati a spostarsi verso gli atenei del Nord, soprattutto tra gli studenti con una migliore preparazione di base e un più solido supporto economico da parte della famiglia.

Gli altri effetti della crisi
Come detto si è ridotta negli ultimi anni la propensione a proseguire gli studi dei giovani di nazionalità italiana: vi ha influito una serie di fattori collegati alla crisi economica, come il forte calo del reddito familiare, in concomitanza con una crescita del rapporto tra tasse universitarie e redditi medi e una riduzione del sostegno al diritto allo studio. Su tutto il territorio è però aumentata anche la regolarità degli studi, con un miglioramento dei tempi di conseguimento del titolo. È infatti cresciuta la quota di studenti che terminano il
primo anno con il conseguimento di oltre 40 crediti formativi, «soglia che - secondo Bankitalia - individua gli studenti con elevata probabilità di terminare gli studi e di farlo in tempi ragionevolmente brevi». Un maggior numero di crediti che «potrebbe essere legato a
una maggiore attenzione alla durata degli studi sia da parte degli studenti sia (forse) da parte degli atenei.»


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