Pubblica e privata

Post-Expo, a giorni la firma del decreto per il Tecnopolo

di Giovanna Mancini

Se l’Esposizione universale del 2015 è stata per Milano e per il Paese un acceleratore di contatti e visibilità internazionali, allo stesso obiettivo deve puntare la riqualificazione e valorizzazione dell’area che ha ospitato l’evento e che ora rappresenta la grande partita del «dopo Expo».

Non a caso, la questione è stata inserita nel Patto per Milano nel capitolo «Città aperta al mondo», insieme al tema dell’internazionalizzazione. Tra le misure previste per favorire la riconversione dell’area in un grande polo scientifico e tecnologico, capace di attrarre università, agenzie internazionali, centri di ricerca, aziende innovative italiane ed estere, c’è la creazione di una Zona economica speciale (Zes), caratterizzata cioè da una fiscalità agevolata per le imprese che vi si trasferirebbero. La proposta è già allo studio di Palazzo Chigi, che sulla questione si sta confrontando con l’Unione Europea, a cui spetta l’ultima parola.

Altro tema centrale del fascicolo «post Expo» è il progetto dello Human Technopole, anch’esso inserito nel Patto, il parco scientifico dedicato alla ricerca biomedica che dovrà agire da propulsore per la creazione di un «ecosistema» dell’innovazione e della ricerca nell’area. «Il decreto sarà firmato nei prossimi giorni», ha assicurato Matteo Renzi, riferendosi al Dpcm che deve dettagliare le risorse e l’operatività del progetto. Quello che è certo è che – in base alla legge 185 del 2015 – il decreto destinerà una prima tranche di 80 milioni per l’avvio dei bandi internazionali per individuare il direttore generale del Tecnopolo e i direttori dei sette centri di ricerca che lo costituiranno. Questa prima fase sarà gestita dall’Istituto tecnologico di Genova insieme alle università milanesi (che insieme hanno anche elaborato il piano scientifico e finanziario del polo), in attesa che sia istituita una Fondazione ad hoc. «Ascolteremo la società civile, le università e gli imprenditori», ha precisato ieri il premier, aggiungendo anche che l’ex presidente della Conferenza dei rettori (Crui), Stefano Paleari, sarà a capo del comitato di garanzia previsto nella governance del progetto.

Ma il Tecnopolo non è che una parte della «visione» di cui parlano Renzi e Sala, che punta a fare di Milano – come si legge nel Patto – un «punto di riferimento a livello internazionale», capace di attrarre le «migliori idee e le migliori intelligenze». Accanto al parco scientifico si insedieranno anche il Campus dell’Università Statale, le sedi di multinazionali come Bayer, Roche, Ibm e Nokia (per ora si tratta di manifestazioni di interesse).

E l’ambizione è ottenere anche il trasferimento nell’area dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), attualmente ospitata a Londra, che porterebbe in città un migliaio di persone tra personale diretto e indiretto. In questo senso, ha ribadito Sala, il Comune si sta muovendo in accordo con la Regione Lombardia per promuovere la candidatura in sede di Consiglio e Commissione europea.

Apprezza il mondo delle imprese, presente ieri alla firma del Patto con numerosi rappresentanti. Secondo una stima della Camera di commercio di Milano, infatti, l’ipotesi di una «No tax area» nell’ex sito di Expo potrebbe triplicare gli investimenti in Lombardia per i prossimi cinque anni.


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