Pubblica e privata

Pronto il decreto su governance e risorse

di S.M.

Pronto il decreto per far nascere lo Human technopole di Milano, il polo di ricerca dedicato allo studio sul genoma e ai big data, cuore del progetto per il dopo Expo. Il testo è quasi definitivo e dovrebbe parlarne il premier Matteo Renzi oggi a Milano, quando si parlerà anche del Patto per Milano. La prossima settimana dovrebbe comunque essere la volta buona, dopo mesi di attesa. Il decreto, si legge testualmente, «assicura il raccordo delle attività relative al progetto con le competenze di più elevata qualificazione in ambito pubblico e privato nell’area di Milano, in Italia e su scala internazionale».

Le risorse

A gestire nella fase di avvio il polo tecnologico, che sorgerà su 30mila metri quadrati nell’ex sito espositivo dell’Expo, sarà l’Istituto italiano di tecnologie di Genova, che faceva pressioni per avere certezza di risorse per il prossimo decennio. Non ci sono ancora queste certezze finanziarie, perché tutto è rimandato alla prossima legge di bilancio, dove verranno inseriti i finanziamenti. Nel Dpcm ci sono però i riferimenti alla prima tranche di denaro, facendo riferimento alla legge 185 del 2015 che già li stanziava: si parla dunque dei primi 150 milioni, di cui 80 destinati proprio allo Human technopole. Nella prossima legge di bilancio ci sarà l’indicazione del finanziamento ordinario di 150 milioni all’anno, per i prossimi dieci anni, come era stato promesso dal premier Renzi.

La fondazione

Il progetto, spiega il Dpcm, verrà inizialmente gestito dall’Iit di Genova: se ne occuperà un dipartimento dentro la struttura, ma sarà totalmente distinto dall’attività ordinaria dell’istituto. Durante questa prima fase di avvio partiranno i bandi di ricerca per trovare sette scienziati leader dei settori cui si aggiunge un bando internazionale per la ricerca del direttore generale. Si legge: «alla struttura di progetto è preposto il direttore... scelto dall’istituto con procedura selettiva internazionale tra persona di riconosciuta e comprovata esperienza e competenza». Poi, «entro 120 giorni» dalla pubblicazione del Dpcm, verrà fondato il nuovo ente, probabilmente una fondazione, il gestore vero e proprio, che diventerà operativa «entro 24 mesi». Del resto, per far nascere una fondazione, ci sono passaggi burocratici lunghi, per questo il decreto fa riferimento a questo arco temporale, creando intanto una fase di transizione direttamente coordinata dall’Iit.

Il progetto in fieri

Il polo occuperà a regime 30mila metri quadrati (di cui 24mila destinati a uffici e laboratori) dell’area di Expo (un milione di metri quadrati in totale) e ospiterà circa 1.500 dipendenti, tra scienziati, studenti e amministrativi, da reperire con bandi internazionali. Sette i centri di ricerca principali, e tre le «Facilities» condivise, specializzati negli ambiti della genomica di base, malattie neurodegenerative, agroalimentare e nutrizione, big data, scienze della vita e nanotecnologie. Obiettivo: sviluppare ricerca e soluzioni per la prevenzione e la cura del cancro e delle malattie neurogenerative attirando a Milano i migliori talenti da tutto il mondo (biologi, fisici, biotecnologi, ingegneri, matematici, medici, chimici, nutrizionisti) o facendo rientrare quelli che hanno lasciato l’Italia per mancanza di opportunità. La fase di start up potrebbe durare tre anni, ma gli obiettivi, secondo il direttore dell’Iit Roberto Cingolani, sono valutabili in almeno 25 anni. La sfida dello Human technopole è di aggregare le aziende, oltre ai migliori cervelli. Al momento ce ne sono almeno una decina ad aver inviato la manifestazione d’interesse ai vertici di Arexpo, tra cui Bayer, Roche, Ibm, Nokia. Il progetto sarà supportato da un comitato così costituito: un rappresentante del ministero dell’Economia, uno del ministero dell’Istruzione, i rettori delle tre università milanesi, il presidente del Cnr, un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità, un rappresentante dell’Iit e tre scienziati di fama internazionale.


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