Studenti e ricercatori

Dagli Mba alle lingue: l’offerta dei master è sempre più digitale

di Francesca Barbieri

È una vera e propria “ondata digitale” quella che attraversa i master universitari in rampa di lancio per il prossimo anno accademico. Dal management alle lingue, dalla sanità a scienze politiche, sono le nuove frontiere della Rete a caratterizzare i percorsi più innovativi.

Non solo per quelli rivolti ai giovani freschi di laurea, ma anche per chi ha anni di lavoro alle spalle e punta a dare slancio alla propria carriera. Prendiamo, per esempio, i Mooc, la nuova frontiera dell’e-learning: i Mass open online courses lanciati cinque anni fa dall’università americana di Stanford, puntano a coinvolgere su scala mondiale un’ampia platea di studenti. Un sistema a cui molte università italiane si stanno affiliando: le piattaforme si moltiplicano e qualche tempo fa è partita la prima “made in Italy”, Eudopean, progetto finanziato dal Miur che coinvolge per ora 15 atenei.

Tutti pazzi per il digitale nell’area sociale, dove sono in crescita i master che propongono a chi ha un background umanistico competenze più tecniche, puntando persino alla creazione e sviluppo di strumenti informatici, software e hardware. Nell’area umanistica, poi, i saperi antichi si mescolano sempre di più con le nuove frontiere del web, negli ambiti più disparati: da quelli strettamente legati alla comunicazione, agli studi in lingue straniere, fino a quelli nel campo dei beni culturali.

Uno dei filoni emergenti per i master di taglio economico e matematico/scientifico riguarda strumenti e tecniche per l’analisi dei big data, le grandi quantità di dati con le quali le aziende fanno sempre più i conti per elaborare business plan o prendere decisioni strategiche. Fino a poco tempo fa i manager usavano, come elementi analitici, prevalentemente i bilanci e qualche ricerca di mercato. Ora, invece, è necessario integrare nuovi strumenti per far fronte all’ondata di dati che investe le aziende. Questa tipologia di master si rivolge a chi vuole riqualificarsi, acquisendo competenze che gli permettano di rispondere alla domanda di profili specializzati in business intelligence, valutazione rischi, ricerche di mercato.

In tutto sono ai nastri di partenza quasi 2.500 tra corsi di primo e secondo livello, Mba ed executive master: i più numerosi, un migliaio, sono concentrati nell’area che raggruppa management, finanza, giurisprudenza, scienze politiche e sociologia. Poi seguono gli 800 di medicina, i 350 di scienze e tecnologia e i 300 dell’area umanistica. Un investimento, certo, di tempo e di risorse economiche, che però dà buoni frutti, stando al monitoraggio realizzato dal consorzio interuniversitario AlmaLaurea (che raggruppa 73 atenei), su un campione di oltre 9mila diplomati 2013/14: a un anno dal titolo l’85,4% è occupato, percentuale in aumento di due punti rispetto a un’analoga rilevazione condotta un anno fa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA