Studenti e ricercatori

Quasi 500 milioni dall’Ue a 325 giovani ricercatori top, solo in 10 scelgono l’Italia

di Marzio Bartoloni

Sono 325 i giovani scienziati top che incasserano borse fino a un milione e mezzo di euro dal Consiglio europeo della ricerca. Si tratta degli ambitissimi starting grant che l’Erc riconosce ai migliori progetti - ne sono arrivati quasi 3mila - inviati da ricercatori europei o anche extra europei (a condizione poi che la ricerca sia effettuata nei laboratori di un Paese Ue) all’inizio della loro carriera. Tra i vincitori ci sono anche 22 ricercatori italiani (siamo terzi dopo tedeschi e francesi). Un buon risultato? Fino a un certo punto, perché come da tradizione in pochi scelgono poi l’Italia: solo in dieci faranno ricerca nel nostro Paese, di questi 8 sono italiani e solo 2 di altra nazionalità. Confermiamo dunque una regola ormai consolidata: produciamo buoni ricercatori ma siamo poco attrattivi.

I risultati del bando «starting grant»
L’Erc attraverso gli Starting Grant punta a garantire un supporto adeguato ai giovani ricercatori, tra i 2 e i 7 anni post-doc, nella fase di creazione o consolidamento di un team di ricerca o di un programma di ricerca indipendente in Europa. Il finaziamento massimo per ciascun progetto è di 1,5 milioni di euro(più 500mila euro aggiuntivi in alcuni casi specifici) per una durata di 5 anni. Nel round di quest’anno le borse sono state assegnate a 325 giovani scienziati di 42 nazionalità su 2935 domande arrivate (il tasso di successo è stato dell’11 per cento) per un finanziamento complessivo di 485 milioni. I migliori risultati li ottengono i ricercatori tedeschi (61), seguiti da francesi (39) da italiani e olandesi (22) e da inglesi (21) e spagnoli (20). I giovani scienziati saranno ospitati in 23 Paesi. E qui vengono i dolori perché l’Italia è molto dietro agli altri grandi Paesi Ue: la Germania attrae ben 61 scienziati, l’Inghilterra 59, la Francia 46, l’Olanda 29, la Svizzera 20, la Spagna 19, il Belgio 17, Israele e Svezia 12 e poi c’è l’Italia che come l’Austria ne attrae 10. Di questo striminzito drappello otto sono italiani mentre due ricercatori vengono da un altro Paese. Al contrario in Paesi come Inghilterra, Germania, Olanda, Austria, Svezia e Danimarca più della metà dei giovani scienziati hanno un’altra nazionalità. l’Erc segnala anche che 15 ricercatori sono europei che rientrano da Usa e Canada per lavorare nei laboratori del Vecchio Continente, mentre 38 vincitori di grant non sono europei (ma lavoreranno in un centro di ricerca di un Paese Ue). Infine il 30% dei vincitori sono donne.

In Italia «chiamata diretta» dei ricercatori Erc
La poco attrattività scientifica del nostro Paese, a fronte però di buone performance dei nostri ricercatori nei bandi europei più importanti, è un fatto ormai noto non solo agli addetti ai lavori. Tanto che anche lo stesso premier Renzi aveva assicurato nei mesi scorsi delle contromisure per rispondere alle polemiche che erano state sollevate proprio in occasione della distribuzione annuale di questi grant. Un primo segnale è arrivato con il decreto per la programmazione universitaria 2016-2018 che è stato firmato a inizio agosto dal ministro Giannini e per il quale è attesa la pubblicazione in Gazzetta nelle prossime settimane. Il provvedimento prevede la possibilità per le università di ricorrere alla «chiamata diretta» per assumere i cervelli migliori che hanno vinto finanziamenti in Europa. Chi ha conquistato uno dei prestigiosi bandi del Consiglio europeo della ricerca - «starting grant», «consolidator grant» o «advanced grant» - potrà infatti essere destinatario di una chiamata diretta per la copertura dei posti di ricercatore di tipo «B» (quelli che dopo 3 anni ambire alla cattedra) o di professore di ruolo associato oppure ordinario. Anche nel piano nazionale della ricerca sono previsti degli incentivi: si tratta di stanziamenti - fino a 500mila euro - per convincere i vincitori di bandi Erc a fare la loro ricerca in Italia e per rimanere poi a lavorare in istituzioni e organizzazioni italiane sia pubbliche che private con la garanzia che metà stipendio per tre anni sarà pagato da un fondo ad hoc.


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