Studenti e ricercatori

Dalle diseguaglianze alle migrazioni: i rettori di 50 Paesi lanciano la «Carta di Roma»

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Aprire le università al mondo esterno, produrre idee che favoriscano uno sviluppo sostenibile della società. I rettori di 50 Paesi si sono trovati ieri a Roma per discutere di questi obiettivi e produrre un piano - la «Carta di Roma» - da far circolare ai massimi livelli istituzionali in Italia e nel mondo.

L’incontro a Tor Vergata
Nel quadro delle iniziative organizzate per il Giubileo, l’università Tor Vergata di Roma ha ospitato la «World Conference of University Rectors», organizzata dal Vicariato di Roma e dedicata al tema della «Terza missione delle università». «Si tratta - ha spiegato il il rettore di Tor Vergata, Giuseppe Novelli - del ruolo che le università devono svolgere nella società. Gli atenei devono uscire dalle loro mura, parlare con la gente, far nascere un nuovo movimento culturale», in un momento storico caratterizzato da crisi economiche, guerre ed emergenze come quella dei flussi di rifugiati. A Villa Mondragone, sede di rappresentanza dell'ateneo di Tor Vergata, si sono riuniti rettori provenienti da tutta Europa, ma anche da zone “calde” del pianeta, come Siria, Israele, Territori palestinesi, Iran, Pakistan, Burkina Faso, Nigeria e Cuba. I temi sul tavolo sono le disuguaglianze sociali e la migrazione, lo sviluppo sostenibile, l’ecologia. «Siamo venuti qui per discutere - ha spiegato Novelli - per far nascere una nuova grande idea, perché ci siamo accorti che la crisi economica ha generato protezionismo e soprattutto ha frenato le idee, bloccando ad esempio molti scambi tra studenti».

I temi e la «Carta di Roma»
Solidarietà, pace e diritti umani sono i temi su cui si sono concentrati i rettori nel loro confronto a Roma, con l’obiettivo di raccogliere proposte concrete da dibattere in sede internazionale per la promozione presso le giovani generazioni di nuovi processi politici e per contribuire al progresso sociale ed economico nel rispetto dei diritti umani. «Il ruolo principale delle università - ha detto il rettore dell'università di Teheran, Nili Ahmadabadi - è aiutare la comunità a risolvere i problemi. Ogni proposta di soluzione delle crisi mondiali dovrebbe essere vagliata dalle università, che contano su menti di talento. Penso ai grandi problemi, come quello dei migranti che arrivano in Europa: se fossero presi in esame dalle università avremmo sicuramente soluzioni più logiche». Le grandi crisi, come quella siriana, hanno dominato il dibattito. «Dalle università - ha detto Hani Mourtada, ex rettore dell'Università di Damasco, parlando a margine della conferenza - dovrebbero scaturire soluzioni pacifiche per i paesi che vivono conflitti». Nel suo intervento, anche monsignor Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, ha rimarcato la «funzione sociale del sapere scientifico». E ha citato Papa Francesco, il quale ha chiesto che le università diventino «strumento di sviluppo culturale», aprendosi «ai grandi problemi contemporanei» e contribuendo quindi a costruire il bene comune. Le conclusioni dei lavori di Villa Mondragone, racchiusi in una «Carta di Roma», saranno diffusi a livello internazionale, per dare concretezza alle proposte formulate dai lavori. «È un messaggio forte che vogliamo lanciare - ha spiegato il rettore Novelli - e vorremmo anche istituzionalizzare questo incontro, far sì che i rettori del Mediterraneo e di tutte le aree di crisi possano riunirsi in questa cornice ogni anno per discutere dei problemi del mondo».


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