Studenti e ricercatori

Tre atenei americani in cima alla classifica mondiale, il Politecnico di Milano primo in Italia

di Marzio Bartoloni

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Tre atenei americani a guidare la classifica - il Mit, Stanford e Harvard - con Cambridge e Oxford rispettivamente al quarto e al sesto posto (al quinto c’è l’americana California institute of technology). E con la prima università italiana il Politecnico di Milano che si piazza 183esima, seguita da Bologna (203esima), La Sapienza di Roma (223esima) e il Politecnico di Torino (305esimo). L’ultima classifica mondiale sulle performance accademiche, spesso criticate per la loro attendibilità o per il fatto che si basano su sondaggi, è firmata Qs che nel suo ranking 2016/2017 ha messo sotto la lente oltre 3800 università e tra queste, 916 sono state incluse nella classifica.

Il ranking internazionale
Il Massachussett Institute of Technology domina la tredicesima edizione del QS World University Rankings riconfermandosi la migliore università al mondo per il quinto anno consecutivo. L’americana Stanford guadagna il secondo posto mentre Harvard scende al terzo e Cambrige al quarto. Per la prima volta, dall’edizione 2004/05, le prime tre università sono tutte statunitensi. ETH Zurich ottiene invece la propria posizione migliore in tutte le edizioni del ranking, piazzandosi all’ottavo posto. Edimburgo entra infine tra le prime venti. Questi alcuni dei risultati più importanti che emergono. Come la conferma che gli Stati Uniti continuano a dominare la classifica, con 154 posizioni totali. I paesi del sud e dell’ovest Europeo e dell’America Latina registrano una flessione diffusa, mentre crescono in classifica Russia, la Cina, la Corea del Sud. Investimenti importanti - pubblici o privati - e continuativi nella ricerca e nella formazione terziaria, sono - avverte in un comunicato l’agenzia Qs - l’elemento che accomuna i paesi in crescita.

Gli atenei italiani
Il Politecnico di Milano (183esimo) si riconferma il numero uno in Italia per il secondo anno consecutivo, guadagnando quattro posizioni. È un risultato in contro-tendenza rispetto alla maggior parte delle altre 26 università italiane - che ad eccezione del Politecnico di Torino (305esimo, guadagna nove posizioni) e dell’università di Modena e Reggio Emilia (690-700) o perdono terreno o restano nel gruppo di coda (700+). L’ateneo di Bologna cede invece quattro posizioni e scivola al 208esimo posto dal 204esimo. Fa peggio la Sapienza di Roma, che si piazza 223esima perdendo dieci posizioni. Ancora peggio Padova che risulta 338esima scendendo di 29 gradini, Milano che perde 64 punti e finisce 370esima, Pisa che crolla dal 367esimo posto e si colloca nella fascia 441-450, in compagnia di Firenze, Roma Tor Vergata e Napoli Federico II. La Cattolica che era nella fascia 471-480 scende nella 491-500. Molte universitá italiane - fa sapere Qs - sono tuttavia stimate dagli accademici e dai recruiter internazionali come dimostrano le classifiche di questi due importanti indicatori. Tra gli accademici, la più apprezzata in Italia è Bologna (78), seguita dalla Sapienza di Roma (90), dal Politecnico di Milano (159), da Padova (164), Milano (191) e Pisa (195). Per i datori di lavoro, la migliore in Italia è la Bocconi di Milano (30), con il Politecnico di Milano al secondo posto (63), e quindi la Cattolica (132), il Politecnico di Torino (142) e Bologna (192).

Come si costruisce la classifica
Per identificare le università più competitive Qs prende in esame sei criteri. Questi indicatori servono a valutare aspetti dell’attività universitaria importanti per gli studenti di tutto il mondo: dalla quantità di risorse impiegate per l’insegnamento alla qualità della ricerca prodotta, dall’occupabilità dei laureati all’internazionalità. Il primo criterio è un sondaggio internazionale (74651 opinioni prese in esame) rivolto ad accademici, docenti e ricercatori, ai quale viene chiesto di indicare le Università migliori nel proprio ambito di specializzazione, ad esclusione di quella dove insegnano o ricercano. Il secondo sondaggio è rivolto a datori di lavoro-recruiter. In 37,781 hanno indicato quali sono le università dalle quali preferiscono assumere talenti. Poi c’è il numero di citazioni ottenute nel periodo 2011-2015 dai ricercatori per il proprio lavoro pubblicate nelle riviste scientifiche internazionali. Questo indicatore valuta l'impatto della ricerca prodotta e utilizza la banca dati bibliometrica internazionale Scopus/Elsevier.Il quarto indicatore prende in esame il livello di risorse dedicate all’insegnamento. E infine il quinto e il sesto calcolano la proporzione di docenti internazionali rispetto al corpo docente e la proporzione di studenti internazionali rispetto al corpo studentesco.


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