Studenti e ricercatori

Primo via libera del Governo al decreto «sblocca-ricerca»: più mobilità e portabilità per i ricercatori

di Eugenio Bruno

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Alla fine l’ora del decreto «sblocca-ricerca» è arrivata. Il Consiglio dei ministri di ieri ha dato il primo via libera al Dlgs attuativo della riforma Madia che era già slittato il 9 agosto scorso e che anticipa al 2017 il ritorno del turn over al 100% nei 21 enti di ricerca italiani. Quattordici dei quali vigilati dal Miur. Un provvedimento molto più snello rispetto alle versioni precedenti anticipate su Scuola24 . Visto che ha perso per strada non solo la riforma del reclutamento ma anche l’esenzione Iva sugli acquisti di «strumentazioni e attrezzature scientifiche per esclusivi fini di ricerca» e l’eliminazione dall’imponibile Irap delle retribuzioni dei ricercatori a tempo determinato. Ricercatori che vedranno invece incentivata la loro mobilità e portabilità: parola della ministra Stefania Giannini. Da segnalare un’altra conferma: la soglia dell’80% per le assunzioni. Solo chi ha un rapporto tra spese per il personale e finanziamento pubblico al di sotto di quella soglia potrà assumere.

Le misure per il personale
Partiamo allora da qui. La novità più rilevante riguarda il turn over. Il decreto ne prevede infatti lo sblocco turnover al 100% già nel 2017, cioè in anticipo di un anno. Al tempo stesso il provvedimento introduce i Piani triennali di attività che dovranno indicare la consistenza degli organici e le eventuali variazioni di personale. In quella sede ogni organismo dovrà indicare il proprio fabbisogno. Con una soglia ben precisa per le assunzioni: potrà assumere solo chi vanta una spesa per il personale inferiore all’80% dell’importo del finanziamento pubblico e nella misura in cui si discosta da tale tetto. Degna di nota è inoltre la riduzione da cinque a tre anni del vincolo di prima assegnazione del personale di ruolo. Una misura che punta esplicitamente a incentivare la mobilità insieme ai congedi di un anno ogni cinque per ricercatori e tecnologi che vogliono recarsi all’estero per motivi di studio o di ricerca.

I premi al merito
Due le agevolazioni concesse dal testo. Da un lato, viene previsto che ogni ente possa utilizzare lo 0,5% della spesa per il personale per istituire dei premi biennali (pari al 20% del trattamento retributivo) che abbiano ottenuto risultati di eccellenza nei settori di competenza. Dall’altro, viene prevista la chiamata diretta fino al 10% dell’organico di ricercatori e tecnologi per le professionalità italiane o straniere «dotati di altissima qualificazione scientifica».

Le semplificazioni
Tre le motivazioni alla base della definizione di «sblocca-ricerca» coniato dalla ministra Giannini. Gli enti vengono innanzitutto svincolati dal ricorso obbligatorio al mercato elettronico per gli acquisti di attrezzature scientifiche. Al tempo stesso vengono eliminati i controlli preventivi sui contratti per esperti e collaboratori professionali. Non indifferente infine è la semplificazione delle regole di rendicontazione delle spese di missione.

La valutazione
Viene potenziato il ruolo dell’Agenzia nazionale Anvur che dovrà emanare entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo (che dovrà ottenere il via libera delle commissioni parlamentari competenti e tornare a Palazzo Chigi per l’ok definitivo) le linee guida per “pesare” i risultati della ricerca, organizzativi e individuali. Toccherà poi ai ministeri vigilanti sui singoli recepirle in un apposito atto di indirizzo.

Le norme anti-dissesto
Nell’ipotesi in cui l’ente non possa garantire l'assolvimento delle proprie funzioni indispensabili oppure in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi scatta il commissariamento. Qualora non possa invece fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi è dichiarato il dissesto finanziario. Ed entro sei mesi andrà elaborato un piano di rientro.


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