Studenti e ricercatori

Il Miur conferma: la facoltà rumena di Medicina a Enna è «fuori legge»

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Continua la battaglia del Miur contro la costituzione di una Facoltà di medicina a Enna da parte dell’Università Dunarea de Jos di Galati e della Fondazione Proserpina. Ieri il ministero ha preso atto «favorevolmente» dell’ordinanza del tribunale di Caltanissetta depositata il 19 luglio che di fatto afferma che la costituzione di questa facoltà è in contrasto con l’ordinamento nazionale e comunitario. Tanto che il Miur conferma che «eventuali titoli rilasciati all’esito di tali corsi non avrebbero alcun valore né a fini accademici né ai fini professionali». Immediata la reazione dei legali della Fondazione: «La nota del Miur è fuorviante».

La nota del ministero
Il ministero dell’Istruzione,Università e Ricerca sta valutando «ogni possibile ulteriore
azione al fine di ricondurre nel più breve tempo possibile questa spiacevole situazione nell'alveo della legalità e di fornire puntuali indicazioni alle Università per confermare la
non riconoscibilità del titolo di studio». È quanto scrive il Miur, in riferimento al caso dell’Università rumena Dunarea de Jos Galati di Enna, prendendo «favorevolmente atto»
dell’ordinanza del Tribunale di Caltanissetta depositata il 19 luglio. Ordinanza che, scrive ieri il sito di Viale Trastevere, ha ritenuto «fondate le doglianze dello stesso ministero per ciò che concerne il profilo del fumus boni iuris», affermando che l’iniziativa relativa alla costituzione di una facoltà di medicina a Enna da parte dell’Università Dunarea de Jos di Galati e della Fondazione Proserpina è in «contrasto con l’ordinamento nazionale e comunitario». Risulta pertanto confermato, secondo il ministero, che «eventuali titoli rilasciati all'esito di tali corsi non avrebbero alcun valore né a fini accademici né ai fini professionali e non potrebbero essere riconosciuti né da altro Ateneo né da altra Autorità pubblica». Il tribunale di Caltanissetta, spiega il sito del Miur, ha fatto presente che «l’azione attivata ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile non consente al giudice di ordinare la cessazione delle attività didattiche, in quanto non è provata l’irreparabilità del danno causato dall'attivazione dei corsi. Tuttavia già il giudice di primo grado aveva affermato la possibilità di un provvedimento successivo del Ministero per disconoscere l'efficacia dei titoli di studio». «Anche al fine di tutelare la posizione degli stessi studenti frequentanti tali corsi», il ministero sta quindi «valutando ogni possibile ulteriore azione al fine di ricondurre nel più breve tempo possibile questa spiacevole situazione nell'alveo della legalità e di fornire puntuali indicazioni alle Università per confermare la non riconoscibilità del titolo di studio».

La reazione dei legali della Fondazione Proserpina
«Il Tribunale di Caltanissetta ha stabilito, con molta chiarezza, che non solo mancano le ragioni dell’urgenza pretese dal Miur ma, altresì, qualsiasi fondamento di danno denunciato dal ministero. Nel merito il Tribunale di Caltanissetta, non potendo esorbitare dai limiti della giurisdizione cautelare, ha correttamente rinviato l'esame delle argomentazioni del Miur all'eventuale giudizio ordinario che, eventualmente, potrebbe essere proposto dallo stesso ministero». È quanto sostengono gli avvocati Augusto Sinagra e Anna Lucia Valvo, legali della Fondazione Fondo Proserpina, rappresentata dal suo amministratore Vladimiro Crisafulli, in risposta alla nota del Miur sul caso dell’Università rumena Dunarea de Jos Galati ad Enna. «Il Miur, tuttavia, non inizierà mai un giudizio ordinario, perché mancherebbe la legittimità della causa petendi e del petitum - aggiungono i due legali - In altre parole, il Miur non ha cosa chiedere al giudice ordinario, ma vorrebbe che questo si pronunciasse al posto del giudice amministrativo sulla legittimità dei titoli di laurea che il ministero sa bene di dover poi riconoscere. Giustamente, il Tribunale di Caltanissetta - proseguono - non ha detto nulla di quanto pretendeva il Miur e, cioé, l'invalidità dei titoli». «Sotto questo punto di vista, il comunicato prontamente diffuso dal Miur - concludono gli avvocati - appare abusivo e fuorviante perché diffonde notizie prive di fondamento e, forse, di competenza dell'autorità garante della concorrenza e del mercato e dell'autorità delle comunicazioni».


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