Pubblica e privata

Renzi al Tigem: «Qui si costruisce un pezzo di futuro del Paese»

di Marzio Bartoloni

«Dobbiamo tenere vivo il sogno di Olivetti che qui immaginò uno spazio fisico in grado di dare un orizzonte diverso al Sud e oggi, grazie alla ricerca d’avanguardia in questo posto, l’Italia sta costruendo un pezzo del futuro del nostro Paese». Matteo Renzi ha appena concluso un giro di visita nei laboratori della nuova sede del Tigem di Pozzuoli – l’istituto Telethon di genetica e medicina -, il gioiello della ricerca incastonato nel Sud che da un paio di anni ha trovato casa in quella che una volta era chiamata la “fabbrica sul mare” voluta fortemente da Adriano Olivetti e costruita dall’architetto Cosenza con gli standard più moderni per gli anni Cinquanta con grandi vetrate che si affacciano sul golfo flegreo.

Qui Olivetti pronunciò uno dei suoi discorsi più famosi sulla funzione dell’impresa che deve andare al di là della ricerca del solo profitto. E qui, dietro quelle stesse vetrate, 210 ricercatori del Tigem, buona parte venuti dall’estero, studiano i meccanismi genetici alla base di una trentina di malattie e in alcuni casi sono riusciti anche a scovare la terapia per curarle. «Un sogno resta un sogno finché non ci si mette a lavorare», ha aggiunto Renzi di fronte a una platea di ricercatori e rappresentanti delle istituzioni, citando ancora Olivetti. «Negli ultimi 30 anni abbiamo perso un sacco di occasioni ora dobbiamo pensare ai prossimi 30 anni e qui c’è un pezzo di risposta sul futuro dell’Italia, un Paese che deve tornare a essere leader in settori di punta come la cultura, la ricerca e l’innovazione», ha aggiunto il premier che ha ricordato come i soldi ora ci sono: «Il vento sulla ricerca è cambiato, con il piano nazionale della ricerca abbiamo messo a disposizione 2,5 miliardi, si tratta di spenderli bene senza favorire clientele baronali». E alle sollecitazioni del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che dopo aver promesso che «spenderemo tutti i fondi Ue fino all’ultimo euro» ha chiesto al premier di immaginare «qualche tipo di collaborazione» tra il Tigem e lo Human Technopole che sorgerà nell’area dell’Expo a Milano, Renzi ha assicurato che non vede «contraddizione tra il piano per la ricerca per il post Expo e i progetti che sono sviluppati in questo centro. L’obiettivo è di fare di Bagnoli e dell’area ex Olivetti luoghi attrattivi per le aziende a livello internazionale. Napoli può essere la capitale del futuro ma deve crederci». Per il presidente della fondazione Telethon, Luca Cordero di Montezemolo, il Tigem rappresenta un centro di eccellenza campano «aperto al mondo tra investimenti stranieri e non». «È giusto richiamare l’impegno del Governo sul tema della ricerca, un Paese che non investe in ricerca, non pensa al futuro. In questo senso, Telethon è un esempio di trasparenza e meritocrazia. I nostri ricercatori vengono cambiati ogni tre anni in funzione della capacità di pubblicare ricerche e i nostri due centri, questo di Pozzuoli e quello di Milano - ha concluso Luca Cordero di Montezemolo -, fanno segnare passi veramente concreti verso il nostro obiettivo di migliorare la qualità della vita».

Anche il direttore generale della Fondazione Telethon, Francesca Pasinelli, vede «possibili sinergie con il progetto nell’area Expo, noi siamo disponibili». «Abbiamo la giusta expertise per collaborare», aggiunge Andrea Ballabio, direttore del Tigem, che racconta come a spingere i suoi ricercatori siano «il senso di solidarietà, la dedizione e la passione per la ricerca, ma il fattore di successo è soprattutto la meritocrazia, certo vorremmo fare di più e speriamo che le istituzioni ci diano una mano». Ballabio sottolinea come l’istituto oggi sia in grado di autofinanziarsi per il 75% delle risorse di cui ha bisogno tra fondi conquistati nei bandi internazionali e italiani e grazie alle partnership con le aziende private, tra tutte la multinazionale farmaceutica Shire che ha finanziato la ricerca del Tigem per 17 milioni. Il resto dei fondi sono raccolti da Telethon grazie alla filantropia degli italiani e solo il 6% sono fondi pubblici italiani.

Dal 1994, anno della sua fondazione, il Tigem ha praticamente raddoppiato i fondi aggiungendo ai 67 milioni ottenuti grazie a Telethon, altri 78 milioni tra finanziamenti esterni, italiani, internazionali e industriali. E che Tigem sia all’avanguardia tra i centri europei della ricerca lo dicono anche i numeri dei bandi più prestigiosi in Europa vinti dai cervelli dell’Istituto di Pozzuoli. Degli 86 finanziamenti assegnati tra il 2007 e il 2015 nel settore delle scienze della vita ai ricercatori in Italia dal Consiglio europeo della ricerca – gli ambiti Erc grant – 9 sono stati assegnati a ricercatori del Tigem per un totale di 15 milioni: si tratta del 10% di tutti I finanziamenti Erc assegnati all’Italia e il 70% di quelli della Campania. Con un tasso di successo nelle domande inviate all’Erc del 65%, in pratica più di un progetto su due ottiene finanziamenti che arrivano a 2,5 milioni l’uno, contro il tasso di successo del resto dell’Italia fermo al 3,5%. Performance che fanno dire anche al premier Renzi che il problema in Italia nella ricerca non è solo quello dei fondi, ma di avere centri in grado di attrarli, come il Mit di Boston «e qui abbiamo un esempio di come si possa creare anche qui un Mit del futuro».


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