Pubblica e privata

Milano, campus universitario nell’area Expo

di Sara Monaci

MILANO

L’università Statale di Milano scioglie le riserve e indica l’ex sito dell’Expo come la sede ideale per le sue facoltà scientifiche. Ne ha parlato ieri il rettore Gianluca Vago, alla presenza del ministro all’Agricoltura Maurizio Martina (che aveva la delega all’Expo), il vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e l’assessore regionale al post Expo Francesca Brianza. L’obiettivo dunque è costruire nuovi edifici per 18mila studenti (più altre 2mila persone tra amministrativi e insegnanti) entro il 2022, su una superficie di 150 mila metri quadrati e un investimento tra i 340 e i 380 milioni.

Nell’area ex Expo ci saranno quindi aule didattiche, laboratori, un orto botanico, spazi dipartimentali, servizi per attività scientifiche, uffici amministrativi gestionali, un campo sportivo, palestre, piccole biblioteche e luoghi per seminari. L’idea è di realizzarli nella parte ad est dell’ex sito espositivo.

Il progetto confluirà nel masterplan che Arexpo, società proprietaria dei terreni, elaborerà con l’advisor che sceglierà in autunno, e che dovrebbe essere pronto per la prossima estate. Poi, tra fine 2017 e inizio 2018, partiranno i bandi e quindi i cantieri.

Meno spazi più efficienti

Quella che Vago ha in mente è un’università moderna e «competitiva con le migliori realtà europee». Per questo gli spazi sono stati razionalizzati: non servono più 12 metri quadrati per persona, ma ne bastano 5 o 6 ben congeniati. In pratica: se i locali su cui sorgono adesso le facoltà scientifiche della Statale occupano 250mila metri quadrati, nell’area del post Expo, già infrastrutturata, ne bastano 150mila.

I costi di realizzazione sono 2.600 euro al metro quadro, per un totale di 340-380 milioni appunto. «So che molti miei colleghi non saranno d’accordo - spiega Vago - ma credo che oggi grandi biblioteche scientifiche non servano più, tutto è tecnologizzato, basta un i-pad. Per questo potremo avere una riduzione degli spazi del 40 percento».

Il modello è stato elaborato dall’advisor Boston BCG, che stima una riduzione dei costi di gestione per 8-9 milioni all’anno con strutture nuove pensate diversamente.

Operazione dunque molto più conveniente dell’ipotesi di ristrutturare gli edifici di Città studi, il quartiere di Milano dove è nata la Statale un secolo fa. «Se anche ristrutturassimo, non riusciremmo mai ad arrivare all’efficienza che ci garantirebbe questa nuova area. I luoghi ora sono frammentati, non efficienti, le distanze hanno spinto verso le duplicazioni. Gli edifici non sono adatti alla ricerca e all’apprendimento moderni. Meglio rinnovare», aggiunge Vago. E in effetti la metà delle strutture attuali della Statale sono state costruite prima del 1960, un terzo prima degli anni 90.

Nella zona ex Expo ci andranno le facoltà scientifiche tranne Medicina, vincolata nelle sue attività alla vicinanza con gli ospedali. E anche per questo settore si aprirà presto l’incognita di dove andare, se si considera che l’ospedale Besta e l’Istituto dei tumori dovrebbero spostarsi a Sesto San Giovanni, all’interno del nuovo polo medico. Ottimista il ministro Martina, secondo cui «il progetto è sostenibile, possiamo passare alla progettazione vera e propria, è un traguardo».

Martina ha anche confermato le prossime tappe per Arexpo: entri fine mese un Dpcm per dare vita formalmente allo Human Technopole; in autunno il ministero dell’Economia entra nella società dei terreni.


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